Le obiezioni - le diserzioni...

Le idee e le proposte sono numerose e varie. Possiamo tentare di farle convergere usando la logica dell'et et...

16 dicembre 2025

Sul Convegno 'INNESCHI, scintille che generano la pace' e sul tema dell'obiezione di coscienza un partecipante al convegno, Antonio Mazzoni, ha inviato a PRESSENZA una sua sintetica riflessione sui temi dibattuti...

Obiezione di coscienza e convegno 'Inneschi'

Due giornate intense e feconde quelle organizzate il 12 e 13 dicembre 2025 dalla Comunità Papa
Giovanni XXIII di Rimini per celebrare i 50 anni di obiezione di coscienza e di impegno per la pace
praticati e propugnati dall'Associazione.

Molti i giovani presenti che, assieme agli altri convenuti, hanno seguito con attenzione l'alternarsi di testimonianze e approfondimenti sulle tematiche in discussione.

Inquietanti e documentati gli allarmi degli esperti e degli obiettori presenti i quali hanno denunciato il clima di isteria bellicista che pervade le classi dirigenti europee, incapaci di percorrere le strade del confronto politico e della diplomazia e prone agli interessi dei produttori e dei mercanti di armi.

Secondo il Sipri le spese per la guerra nel mondo hanno raggiunto la cifra iperbolica di 2.700 miliardi di dollari, e il 50% degli investimenti industriali europei è destinato agli armamenti.

Il Green Deal viene disinvoltamente accantonato e rimpiazzato dal più patriottico War Deal.

Le testimonianze di coloro che rappresentavano le associazioni degli obiettori hanno confermato i dati degli esperti, aggiungendo le loro personali preoccupazioni in merito alle voci sempre più insistenti circa il ripristino della leva militare, visto come un attentato al diritto di obiezione ormai consolidato a livello europeo.

Il rappresentante svedese ha espresso il suo sconcerto per l'adesione del suo Paese alla Nato dopo due secoli di neutralità; l'obiettore russo, costretto a fuggire in Lituania, denuncia la Bielorussia il cui governo prevede la pena di morte per chi obietta.

In opposizione ai leader europei, impazienti di indossare l'elmetto o di farlo indossare ai loro concittadini, dal convegno si è alzato un coro compatto di dinieghi e proposte alternative a quelle dei "signori della guerra".

Gli intenti e i progetti sono emersi dai tre gruppi di lavoro attivati fin dal primo giorno. I gruppi, oltre a ribadire il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana, hanno avanzato puntuali parole d'ordine "creative e visionarie", utili e necessarie per contrastare la logica e la postura muscolare di tanti esaltati, e per rilanciare il movimento pacifista italiano.

Anzitutto vanno moltiplicate le occasioni e le iniziative per educare alla pace e alla nonviolenza in ogni ambito della vita sociale, dalla famiglia, ai luoghi di lavoro, alle sedi scolastiche.

Ad esempio gli spazi già esistenti riservati all'educazione civica devono servire anche per informare sulle esperienze di servizio civile, alternative alla formazione militarista.

Nei programmi scolastici di storia troppe pagine sono dedicate ai conflitti e alla retorica dell'onore, e pochissime agli esempi di pacifismo predicato e praticato.

Occorre inoltre un impegno risoluto da parte delle Istituzioni politiche decentrate – Comuni, Province, Regioni – per contrastare traffici di armi verso i Paesi i cui governi non rispettano i diritti umani.

Nei bilanci delle amministrazioni locali vanno previsti fondi per accogliere i profughi di guerra e, assieme a loro, obiettori di coscienza la cui vita è messa a repentaglio.

Va rilanciata poi l'istituzione di Assessorati alla pace e sollecitata presso il governo la creazione di un Ministero apposito.

Infine, si ribadisce con forza la necessità di formare e moltiplicare i Corpi Civili di Pace il cui utile impiego trova puntuale riscontro nel lavoro quotidiano su vari fronti di guerra da parte dei volontari di "Operazione Colomba".

Si sottolinea come essi siano attivi fin dalle guerre nell'ex Jugoslavia – anni 1991-1995 – vicende drammatiche colpevolmente rimosse nella corrente narrazione storica, diffusa in ambito europeo


Obiezione di coscienza e diserzione organizzata dei cittadini/e contro la prossima guerra.

Gli italiani non vogliono la guerra.  

L'obiezione e la diserzione viste da Enrico Peyretti. La proposta che un giornale si faccia carico di una anagrafe nazionale.

Contro la guerra, anche nucleare, che i governi stanno preparando con l'accumulare armi ed eccitare il clima politico, vogliamo proporre l'opposizione democratica dichiarata e organizzata, la diserzione aperta e l'opposizione politica, di cittadini/e di ogni età. Nella storia, la sapienza popolare ha saputo in alcuni singoli momenti rifiutare la guerra, come nel caso esemplare della fraternizzazione di Natale 1914 sul fronte occidentale (cfr centrodidocumentazioneantoniolabriola.blogspot.com), e in diserzioni decisive.

Chiediamo che un giornale nazionale si attivi a raccogliere una unica anagrafe nazionale dei cittadini/e contrari alla guerra, pronti a boicottarla in tutti i modi, esclusa la violenza. Invitiamo anzitutto i giovani minacciati di chiamata alla prevista leva militare, a disobbedire e rifiutarla, come fecero i coraggiosi obiettori di coscienza., condannati ad anni di prigione.

Chi si dichiara in questa anagrafe indichi nome cognome, sesso, data di nascita, località. Grazie a chi collaborerà. Grazie al giornale che raccoglierà i cittadini e cittadine costruttori della pace attiva. Grazie a chi collaborerà a impedire le guerre, sempre omicide, e più ingiuste di qualunque accordo. Grazie a chi denuncerà, nella morale civile, la natura criminale di ogni guerra. Già la sola minaccia armata è violenza (Simone Weil).

Questa proposta è stata presentata da me, ieri 15 dicembre 2025, nella 198esima settimanale "Presenza di pace" in p. Carignano, Torino.

Dichiaro la mia obiezione di coscienza e diserzione volontaria attiva da ogni politica italiana di guerra, ed invito alla stessa azione chiunque comprende. Invito associazioni, studiosi, Comuni, chiese, politici, giornalisti, ed anche militari consapevoli a diffondere l'iniziativa.

Firmato: Enrico Peyretti, anni 90, Torino. (da giovane, anni 1950-60 evitai con un trucco la leva militare)

Enrico (operaio del leggere e scrivere) + Nuovo libro "Fino alla liberazione dalla guerra", marzo 2025, <info@edizionimille.eu> + wikipedia + enricopeyretti.blogspot.com/ + www.peacelink.it/peyretti + https://www.facebook.com/ilfoglioTorino/+ www.serenoregis.org +++ "il foglio", mensile torinese dal 1971:https://ilfoglio.info/new 

Organizzare dovunque la diserzione

Franco Berardi Bifo su Comune.Info - 07 Dicembre 2025 (estratto)

Monsignor Giovanni Ricchiuti di Pax Christi ha detto che sarebbe buona cosa cantare in coro una canzone scritta da Boris Vian. Colgo l'occasione per riproporre ai lettori de Il Disertore e di Comune le parole e la musica di quella canzone. La guerra inter-bianca entra nella sua fase finale. Il super-potere russo-americano sta trascinando il mondo in una guerra che può evolvere in senso nucleare. (...)

Per restaurare l'onore perduto e soprattutto per rimpinguare l'economia pericolante, i vertici dell'Unione europea si impegnano nel riarmo. Come se non bastasse chiedono agli europei che hanno figli (pochissimi) di prepararsi a sacrificarli sull'altare della nazione. La battaglia finale tra liberal-democrazia europea e oligarchia plutocratica trumputinista si prepara. Si restaura il servizio militare. Dicono che sarà volontario, ma per i poveri nulla è mai volontario. Saranno i figli dei lavoratori a dover accettare un salario militare in cambio della vita. La legge che restaura il servizio militare nello stato tedesco avverte che se i volontari non saranno abbastanza le autorità potranno imporre la coscrizione per sorteggio.

Non potrebbe esserci dichiarazione di fallimento più definitiva per l'Unione europea che nacque per garantire la pace e si trova oggi a militarizzare l'economia per partecipare a una guerra già persa, mentre i partiti filo-trumputinisti si avvicinano a conquistare la maggioranza in molti paesi europei. Si celebra il macabro trionfo del Trum-putinismo. L'Unione europea è un morto che cammina.

A Berlino una folla di disertori dimostra nelle strade il suo rifiuto della coscrizione. È l'ora di dichiarare la diserzione generalizzata.

Le déserteur

Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir

Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers

Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir

S'il faut donner son sang
Allez donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer

Il nostro rifiuto della chiamata alle armi

Pasquale Pugliese  su Comune.info - 03 Dicembre 2025 

Negli stessi giorni in cui il parlamento europeo votava prima (26 novembre) per respingere le modifiche al piano di riarmo dei paesi UE, ammettendo in esso anche le cosiddette "armi controverse", ossia le bombe all''uranio impoverito, al fosforo bianco, i killer robot ed altri simili ordigni di sterminio e dopo (27 novembre), a larghissima maggioranza, per respingere il "piano di pace" di Trump perché "la pace non può essere raggiunta cedendo all'aggressore, bensì fornendo un sostegno risoluto e costante all'Ucraina e dissuadendo in maniera adeguata la Russia dal ripetere tale aggressione in futuro", in quegli stessi giorni e sugli stessi temi Edgar Morin – 104 anni lo scorso luglio – scriveva alcune note, pubblicate in Italia su il manifesto e ytali. (28 novembre). Meritano essere citate, per segnare la pericolosa distanza tra chi ha lo sguardo lungo, lucido e libero e gli attuali decisori europei, insieme a gran parte dei media.  

"È con stupore" – scrive Morin – "che una parte degli umani considera il corso catastrofico degli eventi, mentre un'altra parte vi contribuisce con incoscienza. (…) La visione unilaterale dei media ignora che l'Ucraina è stata una posta in gioco fra l'impero americano e l'impero russo. Prima di Trump, gli Usa avevano satellizzato economicamente, tecnologicamente e militarmente l'Ucraina, la quale sarebbe stata una pistola puntata alla frontiera russa, se fosse passata sotto il controllo della NATO. I nostri media non soltanto sottolineano l'imperialismo russo, ma immaginano che questo potrebbe invadere l'Europa, laddove è peraltro incapace di annettere l'Ucraina in tre anni di guerra. (…) Invece che spingere i due nemici a negoziare, e a stabilire un compromesso sulle basi che ho appena menzionato [qui fa riferimento alle proposte del libro "Di guerra in guerra" del 2023], gli europei contribuiscono alla escalation. (…) Infine noi dobbiamo cercare di pensare la policrisi dell'umanità nelle sue complessità e nei suoi orrori, e dovremmo agire nelle incertezze, ma con l'intenzione di salvare l'umanità dalla autodistruzione". 

Invece, nei giorni precedenti (21 novembre) il Capo di Stato maggiore francese, generale Fabien Mandon, parlando all'assemblea del sindaci francesi (merito dei militari è il parlare chiaro) aveva detto che devono preparare le rispettive città a "perdere i figli in guerra" ed anche "a soffrire economicamente perché la priorità deve essere la produzione militare": solo così ci si prepara al prossimo conflitto armato con la Russia, che il documento strategico nazionale francese prevede tra il 2027 e il 2030. Per questo una settimana dopo (27 novembre) Macron ha annunciato che dalla prossima estate partirà per i giovani francesi il Servizio militare di leva, inizialmente su base volontaria, che sostituisce il Servizio Universale Nazionale che poteva essere anche civile.

Per non essere da meno, anche il ministro italiano della difesa Crosetto ha annunciato il disegno di legge per istituire, con un ossimoro, una "leva militare volontaria" anche nel nostro paese, similmente a quanto sta avvenendo in Francia e in Germania (dove è già previsto che possa diventare obbligatoria), per reclutare almeno altri 10.000 giovani italiani come forza di riserva, in aggiunta ai 170.000 militari già nelle Forze Armate. Naturalmente, come evidenziato dalla recente ricerca del Censis, gli italiani sono fortemente contrari sia alla prospettiva di coinvolgimento bellico del nostro Paese, per questo nessuno evoca il ripristino tout court della leva militare obbligatoria, al momento sospesa, che non sarebbe pagante in termini di consenso elettorale. Però è evidente che, in tutta Europa, la direzione è quella di reclutare nuova massa per la guerra, ossia "carne da cannone" per "l'attacco preventivo" alla Russia che sta preparando la Nato, come esplicitato dal generale Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell'Alleanza atlantica (1 dicembre). Al quale bisogna rispondere con la storica formula: "Non un un soldo, né un soldato per la guerra".

Perché questo non sia solo uno slogan da cantare nei cortei pacifisti ma diventi azione politica, e non potendo dichiararsi formalmente obiettori di coscienza, è necessario sottoscrivere personalmente la dichiarazione di obiezione alla guerra, promossa dalla Campagna del Movimento Nonviolento che – mentre nella dimensione internazionale sostiene obiettori di coscienza e disertori di tutti i fronti delle guerre in corso – 1.500.000 ucraini sono considerati "ricercati" dai centri di reclutamento – nella dimensione interna promuove il rifiuto preventivo e individuale di partecipare a qualsiasi forma di preparazione della guerra, a cominciare proprio dal rifiuto della chiamata alle armi.

È una campagna che risponde al compito che ci indica Morin per "salvare l'umanità dall'autodistruzione", ma anche alle indicazioni di un altro saggio del '900, Norberto Bobbio, difronte alla precedente corsa agli armamenti:

"Saremo i più forti se saremo uniti, se saremo solidali almeno su un punto essenziale: non vi è conflitto che non possa essere risolto con le armi della ragione, specie in questo mondo in cui a causa dell'interdipendenza di tutte le questioni internazionali, la violenza chiama violenza in una catena senza fine. Saremo i più forti se riusciremo ad ubbidire alla voce che nasce dal profondo del nostro animo e che ci suggerisce questo nuovo comandamento: Disarmati di tutto il mondo, uniamoci" (Il terzo assente, 1989).

Per difenderci dalla guerra, anziché nella guerra.

[Articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano e su asqualepugliese.wordpress.com, qui con l'autorizzazione dell'autore] 

Qui di seguito il trasferimento della rassegna stampa che era ospitata da petizioni.com

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Il progetto Maven e "the Pit": notizie dal New York Times del 30 aprile 2024 (edizione internazionale)

sulla ricerca di tipo militare applicata sul campo (droni guidati dalla intelligenza artificiale) e su come da una base segreta in Europa i militari americani uccidono soldati russi. Il progetto Maven nasce da un contratto originario del Pentagono con Google.

In trenches, in Ukraine, cutting-edge warfare hits limits Nelle trincee, in Ucraina, la guerra all'avanguardia raggiunge i suoi limiti

Articolo in prima pagina di David E. Sanger. Edizione internazionale del New York Times- 30 aprile 2024

Sanger è un reporter della Casa Bianca. Autore di: "New cold wars", un libro scritto con Mary. K. Brooks.

Qui, riportandolo sotto, rinviamo al sito del NYT per la lettura dell'articolo, che tratta delle dure lezioni che gli strateghi militari USA stanno apprendendo dal laboratorio rappresentato dalla "guerra Ucraina". Ecco il link: https://inytimes.pressreader.com/the-new-york-times-international-edition

Secondo Sanger, l'esperienza sul campo starebbe insegnando che non basta una superiorità tecnologica per vincere una guerra. I russi hanno imparato come interferire elettronicamente con i sistemi di guida di droni e missili. Ai quartieri generali del Pentagono e della NATO a Bruxelles hanno capito che una eventuale guerra diretta contro le truppe russe non sarebbe essenzialmente una cyber war ma un vecchio scontro di carri armati sul modello della Seconda guerra mondiale. Poi, nell'articolo, vi sono due notizie di interesse attuale. 1) Si parla del progetto Maven, il programma del Pentagono, con l'Intelligenza artificiale, che punta a costruire sistemi di riconoscimento delle immagini per migliorare gli attacchi dei droni in zone di guerra. Sanger ricorda che il progetto Maven è nato in ambito Google con un contratto stipulato con il Pentagono di 9 milioni. Oggi gli elementi del progetto Maven sono stati rilevati da una sessantina di ditte coordinate da Palantir, una compagnia fondata da Peter Thiel. 2) Si fa cenno a "The Pit" (la Fossa), un posto in una base segreta in Europa, di cui non si parla. E' il centro in cui si sviluppano le tecnologie per targettare e colpire le forze russe. Le tecnologie in uso sono una evoluzione del Progetto Maven. "The Pit" è tenuta segreta perché il parlarne trascinerebbe la questione di quanto le forze USA sono quotidianamente occupate in modo diretto a cercare e uccidere le truppe russe.

Il senso dell'articolo è che ci fa capire meglio perché, anche nella guerra ultra-moderna, senza dimenticare la qualità della tecnologia impiegata, la quantità delle truppe rimane un fattore importante. Extra articolo, elenchiamo noi alcuni motivi per cui la quantità delle truppe è ancora rilevante: Potenza di fuoco nello scontro di attrito: eserciti più numerosi e ben dispiegati permettono di aumentare la pressione che è cruciale per il successo del confronto militare Presenza sul Territorio: Una maggiore quantità di truppe consente di coprire più territorio e di mantenere una presenza fisica che può essere dissuasiva per l'avversario. Operazioni Multifunzionali: Le truppe possono svolgere una varietà di funzioni, dalla difesa al supporto logistico, dall'intelligence alle operazioni speciali. Resilienza e Ridondanza: Avere un numero maggiore di truppe può fornire una maggiore resilienza in caso di perdite e permettere la sostituzione o il supporto in diverse situazioni. Guerra Asimmetrica: In conflitti asimmetrici, dove le forze irregolari possono sfidare eserciti convenzionali, la quantità di truppe può essere un fattore determinante per il controllo del territorio e per la gestione delle popolazioni civili. Qui capiamo la spinta in atto, da parte dei governi europei, a rivalutare la leva obbligatoria che in Europa si sta manifestando con la reintroduzione di forme di mini-naja: la Germania fa da battistrada adottando il modello svedese. Noi proponiamo, in risposta, di rilanciare una campagna di obiezione di coscienza, anticipando le mosse dell'avversario militarista.

In trenches, cutting-edge warfare is hitting limits

U.S. strategists learn hard lessons in Ukraine's unforgiving laboratory

  • The New York Times (International Edition)
  • 30 Apr 2024
  • BY DAVID E. SANGER

The idea triggered a full-scale revolt on the Google campus.

Six years ago, the Silicon Valley giant signed a small, $9 million contract to put the skills of a few of its most innovative developers to the task of building an artificial intelligence tool that would help the military detect potential targets on the battlefield using drone footage.

Engineers and other Google employees argued that the company should have nothing to do with Project Maven, even if it was designed to help the military discern between civilians and militants.

The uproar forced the company to back out, but Project Maven didn't die — it just moved to other contractors. Now, it has grown into an ambitious experiment being tested on the front lines in Ukraine, forming a key component of the U.S. military's effort to funnel timely information to the soldiers fighting Russian invaders.

So far the results are mixed: Generals and commanders have a new way to put Russia's movements and communications into one big, user-friendly picture, employing algorithms to predict where troops are moving and where attacks might happen. But the American experience in Ukraine has underscored how difficult it is to get 21st-century data into 19th-century trenches. Even with Congress having approved tens of billions of dollars in aid to Kyiv, mostly in the form of ammunition and long-range artillery, the question remains whether the new technology will be enough to help turn the tide of the war at a moment when the Russians appear to have regained momentum.

The war in Ukraine has, in the minds of many American officials, been a bonanza for the U.S. military, a testing ground for Project Maven and other rapidly evolving technologies. The American-made drones that were shipped into Ukraine last year were blown out of the sky with ease. And Pentagon officials now understand, in a way they never did before, that America's system of military satellites has to be built and set up entirely differently, with configurations that look more like Elon Musk's Starlink constellations of small satellites.

Meanwhile, American, British and Ukrainian officers, along with some of Silicon Valley's top military contractors, are exploring new ways of finding and exploiting Russian vulnerabilities, even while U.S. officials try to navigate legal restraints about how deeply they can become involved in targeting and killing Russian troops.

"At the end of the day, this became our laboratory," said Lt. Gen. Christopher T. Donahue, commander of the 18th Airborne Division, who is known as "the last man in Afghanistan" because he ran the evacuation of the airport in Kabul in August 2021, before resuming his work infusing the military with new technology.

And despite the early concerns at Google over participation in Project Maven, some of the industry's most prominent figures are at work on national security issues, underscoring how the United States is harnessing its competitive advantage in technology to maintain superiority over Russia and China in an era of renewed superpower rivalries.

Tellingly, those figures now include Eric Schmidt, who spent 16 years as Google's chief executive and is now drawing on lessons from Ukraine to develop a new generation of autonomous drones that could revolutionize warfare.

But if Russia's brutal assault on Ukraine has been a testing ground for the Pentagon's drive to embrace advanced technology, it has also been a bracing reminder of the limits of technology to turn the war.

Ukraine's ability to repel the invasion arguably hinges more on renewed deliveries of basic weapons and ammunition, especially artillery shells.

The first two years of the conflict have also shown that Russia is adapting, much more quickly than anticipated, to the technology that gave Ukraine an initial edge.

In the first year of the war, Russia barely used its electronic warfare capabilities. Today it has made full use of them, confusing the waves of drones the United States has helped provide. Even the fearsome HIMARS missiles that President Biden agonized over giving to Kyiv, which were supposed to make a huge difference on the battlefield, have been misdirected at times as the Russians learned how to interfere with guidance systems.

Not surprisingly, all these discoveries are pouring into a series of "lessons learned" studies, conducted at the Pentagon and NATO headquarters in Brussels, in case NATO troops ever find themselves in direct combat with President Vladimir V. Putin's forces. Among them is the discovery that when new technology meets the brutality of oldfashioned trench warfare, the results are rarely what Pentagon planners expected.

"For a while we thought this would be a cyberwar,'' Gen. Mark A. Milley, who retired last year as chairman of the Joint Chiefs of Staff, said last summer. "Then we thought it was looking like an oldfashioned World War II tank war."

Then, he said, there were days when it seemed as though they were fighting World War I.

"THE PIT"

More than a thousand miles west of Ukraine, deep inside an American base in the heart of Europe, is the intelligence-gathering center that has become the focal point of the effort to bring the allies and the new technology together to target Russian forces.

Visitors are discouraged in "the Pit," as the center is known. American officials rarely discuss its existence, in part because of security concerns, but mostly because the operation raises questions about how deeply involved the United States is in the day-to-day business of finding and killing Russian troops.

The technology in use there evolved from Project Maven. But a version provided to Ukraine was designed in a way that does not rely on the input of the most sensitive American intelligence or advanced systems.

The goals have come a long way since the outcry at Google six years ago.

"In those early days, it was pretty simple," said Lt. Gen. Jack Shanahan, who was the first director of the Pentagon's Joint Artificial Intelligence Center. "It was as basic as you could get. Identifying vehicles, people, buildings, and then trying to work our way to something more sophisticated."

Google's exit, he said, may have slowed progress toward what the Pentagon now called "algorithmic warfare." But "we just kept going."

By the time the Ukraine war was brewing, Project Maven's elements were being designed and built by nearly five dozen firms, from Virginia to California.

Yet there was one commercial company that proved most successful in putting it all together on what the Pentagon calls a "single pane of glass": Palantir, a company co-founded in 2003 by Peter Thiel, the billionaire conservative-libertarian, and Alex Karp, its chief executive.

Palantir focuses on organizing, and visualizing, masses of data. But it has often found itself at the center of a swirling debate about when building a picture of the battlefield could contribute to overly automated decisions to kill.

Early versions of Project Maven, relying on Palantir's technology, had been deployed by the U.S. government during the Covid-19 pandemic and the Kabul evacuation operation, to coordinate resources and track readiness. "We had this torrent of data but humans couldn't process it all," General Shanahan said.

Project Maven quickly became the standout success among the Pentagon's many efforts to tiptoe into algorithmic warfare, and soon incorporated feeds from nearly two dozen other Defense Department programs and commercial sources into an unprecedented common operating picture for the U.S. military.

But it had never been to war.

A MEETING ON THE POLISH BORDER

Early one morning after the Russian invasion, a top American military official and one of Ukraine's most senior generals met on the Polish border to talk about a new technology that might help the Ukrainians repel the Russians.

The American had a computer tablet in his car, operating Project Maven through Palantir's software and connected to a Starlink terminal.

His tablet's display showed many of the same intelligence feeds that the operators in the Pit were seeing, including the movement of Russian armored units and the chatter among the Russian forces as they fumbled their way to Kyiv.

As the two men talked, it became evident that the Americans knew more about where Ukraine's own troops were than the Ukrainian general did. The Ukrainian was quite certain his forces had taken a city back from the Russians; the American intelligence suggested otherwise. When the American official suggested he call one of his field commanders, the Ukrainian general discovered that the American was right.

The Ukrainian was impressed — and angry. American forces should be fighting alongside the Ukrainians, he said.

"We can't do that," the American responded, explaining that Mr. Biden forbade it. What the United States can provide, he said, is an evolving picture of the battlefield.

Today a similar tension continues to play out inside the Pit, where each day a careful dance is underway. The military has taken seriously Mr. Biden's mandate that the United States should not directly target Russians. The president has said that Russia must not be allowed to win, but that the United States must also "avoid World War III."

So, the Americans point the Ukrainians in the right direction but stop short of giving them precise targeting data.

The Ukrainians quickly improved, and they built a sort of shadow Project Maven, using commercial satellite firms like Maxar and Planet Labs and data scraped from Twitter and Telegram channels.

Instagram shots, taken by Russians or nearby Ukrainians, often showed dug-in positions or camouflaged rocket launchers. Drone imagery soon became a crucial source of precise targeting data, as did geolocation data from Russian soldiers who did not have the discipline to turn off their cellphones.

This flow of information helped Ukraine target Russia's artillery. But the initial hope that the picture of the battlefield would flow to soldiers in the trenches, connected to phones or tablets, has never been realized, field commanders say.

One key to the system was Starlink, the Elon Musk-provided mesh of satellites, which was often the only thing connecting soldiers to headquarters, or to one another. That reinforced what was already becoming blindingly obvious: Starlink's network of 4,700 satellites proved nearly as good as — and sometimes better than — the United States' billion-dollar systems, one White House official said.

DREAMS OF DRONE FLEETS

For a while, it seemed as if this technological edge might allow Ukraine to push the Russians out of the country entirely.

In a suburb of Kyiv, Ukrainian high school students spent the summer of 2023 working in a long-neglected factory, soldering together Chinese-supplied components for small drones, which were then mounted onto carbonfiber frames. The contraptions were light and cheap, costing about $350 each.

Soldiers on the front lines would then strap each one to a two- or three-pound (a 0.9- or 1.4-kilogram) explosive charge designed to immobilize an armored vehicle or kill the operators of a Russian artillery brigade. The drones were designed for what amounted to crewless kamikaze missions, intended for onetime use, like disposable razors.

The broken-down factory near Kyiv encapsulated all the complications and contradictions of the Ukraine war. From the start, the Ukrainians understood that to win, or even to stay in the game, they had to reinvent drone warfare. But they could barely keep enough parts coming in to sustain the effort.

The mission of remaking Ukraine's drone fleet has captivated Mr. Schmidt, the former chief executive of Google.

"Ukraine," he said in October, between trips to the country, "has become the laboratory in the world on drones." He described the sudden appearance of several hundred drone start-ups in Ukraine of "every conceivable kind."

But by the fall of 2023, he began to worry that Ukraine's innovative edge alone would not be enough. Russia's population was too big and too willing to sacrifice, oil prices remained high, China was still supplying the Russians with key technologies and parts — while they also sold to the Ukrainians.

So Mr. Schmidt began funding a different vision, one that is now, after the Ukraine experience, gaining adherents in the Pentagon: far more inexpensive, autonomous drones, which would launch in swarms and talk to each other even if they lost their connection to human operators. The idea is a generation of new weapons that would learn to evade Russian air defenses and reconfigure themselves if some drones in the swarm were shot down.

It is far from clear that the United States, accustomed to building exquisite, $10 million drones, can make the shift to disposable models. Or that it is ready to bring on the targeting questions that come with fleets driven by A.I.

"There's an awful lot of moral issues here," Mr. Schmidt acknowledged, noting that these systems would create another round of the long-running debates about targeting based on artificial intelligence, even as the Pentagon insists that it will maintain "appropriate levels of human judgment over the use of force."

He also came to a harsh conclusion: This new version of warfare would likely be awful.

"Ground troops, with drones circling overhead, know they're constantly under the watchful eyes of unseen pilots a few kilometers away," Mr. Schmidt wrote last year. "And those pilots know they are potentially in opposing cross hairs watching back . . . . This feeling of exposure and lethal voyeurism is everywhere in Ukraine."

The American experience in Ukraine has underscored how difficult it is to get 21st-century data into 19th-century trenches.

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Da Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2024. Grande titolo in prima pagina: "LA LEGIONE STRANIERA PER ARRUOLARE MIGRANTI".

Occhiello: SEMPRE PIU' GUERRA. L'ESERCITO CERCA VOLONTARI PER LA PATRIA

Sottotitolo: GLI STATI MAGGIORI ATTENDONO L'ASSENSO DI CROSETTO. L'IDEA E' INGAGGIARE GIOVANI VENUTI DA FUORI IN CAMBIO DELL'ANTICIPO DELLA CITTADINANZA

L'articolo è a pagina 2 ed è a firma di Alessandro Mantovani e Francesco Ricolfi. Titolo: "POCHI UOMINI PER LA PATRIA: ARRIVA LA LEGIONE STRANIERA"

Qui di seguito un estratto dell'articolo citato

"L'idea (cui si lavora negli uffici degli Stati maggiori della Difesa - ndr) risponde alla stessa logica della riserva addestrata proposta da Crosetto (...). Non è questione di numeri, con la legge 110/2022 approvata dopo l'attacco russo all'Ucraina è stato bloccato il processo di riduzione degli organici previsto dalla legge Di Paola (244/2012): gli Stati maggiori ne vorrebbero di più ma i 160mila effettivi attuali tra Esercito, Aeronautica e Marina sono garantiti. Vogliono però militari più giovani anziché in servizio permanente dopo i 40 anni. Detto un po' brutalmente, non sanno che farsene di 20mila sottufficiali, spesso in là con gli anni, solo nell'Esercito.
Naturalmente l'evocazione della Legione Straniera (come ce l'hanno in Francia - ndr) fa discutere (...). Negli Stati Uniti, alle prese con la peggiore crisi di reclutamento degli ultimi 25 anni, il governo ha raddoppiato gli sforzi per prendere personale dalle comunità di immigrati. Il punto è proprio quello: il reclutamento delle forze armate si fa sempre più difficile, sempre meno giovani vogliono rischiare la vita per la patria. (In Germania Pistorius esclude il ripristino della leva obbligatoria ma parla del possibile ricorso agli stranieri - ndr). E' la stessa posizione di Crosetto, mentre nei Paesi scandinavi la coscrizione obbligatoria non è mai stata abolita o è stata ripristinata (Svezia) o estesa alle donne (Danimarca), anche in conseguenza della reale o presunta minaccia russa.
Problemi di reclutamento ci sono anche da noi. L'ultimo rapporto Esercito (2023) dà conto di "un rinnovato appeal verso la carriera militare con quasi 69mila domande presentate a fronte di 10mila posti messi a concorso"; periodici sondaggi assicurano che un giovane su tre, o addirittura due su cinque, guardano con attenzione alle forze armate. Però poi gli arruolamenti sono sempre un po' al di qua dei posti disponibili: secondo il rapporto Esercito, nel primo blocco dell'anno scorso sono entrati 2.138 volontari sui 2.200 previsti (sono 6.500 l'anno), in altri casi è andata peggio. Molti non si presentano, altri vengono scartati ai test, altri ancora preferiscono puntare subito alle forze di polizia che offrono stipendi iniziali leggermente più alti dei 1.100 euro di un Vfi (Volontario in ferma iniziale), una vita meno difficile, qualche rischio in meno e soprattutto maggiori garanzie di stabilità.
Da un anno c'è un nuovo sistema di reclutamento, ma solo una parte dei volontari in ferma annuale o triennale viene stabilizzata, altri sono destinati alle forze di polizia e altri ancora avranno solo qualche aiuto per il reinserimento. (...)
Pesa, ovviamente, il declino demografico: pochi figli, pochi giovani per servire la patria. Infatti anche da noi si parla di arruolare stranieri dal 2005 (anno della sospensione della Leva - ndr): dagli archivi del Senato esce una proposta di fine 2001 (...). (Forse siamo arrivati alla Legione Straniera di cui parlava nel 2006 il ministro Antonio Martino - ndr). C'è la destra al governo, ma potrebbe essere un caso".

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Da Repubblica del 27 marzo 2024. Titolo: "In Europa crescono le spinte verso la leva obbligatoria. Ma Crosetto ribadisce il no italiano: "Meglio professionisti".

L'articolo è a firma di Stefano Baldolini

Qui di seguito un estratto dell'articolo citato

"L'Italia ribadisce il no al ritorno della "naja", il servizio militare obbligatorio. In controtendenza, nonostante i venti di guerra che spirano sempre più forti dalla Russia, i timori della Nato per un nuovo attacco di Putin dopo l'attentato al Crocus di Mosca, e le accelerazioni europee verso la leva obbligatoria.

È lo stesso Guido Crosetto a chiudere di nuovo all'ipotesi: "Non si è mai parlato di leva obbligatoria. Viviamo tempi difficili in cui, semmai, c'è bisogno di tanti professionisti formati, non di cittadini che fanno un anno di leva", dichiara il ministro della Difesa a a margine della celebrazione dei 101 anni dell'Aeronautica Militare, a Guidonia, presso Roma. Più riservisti dunque, come già annunciato dallo stesso Crosetto in gennaio scorso.

La posizione è condivisa dal presidente della commissione Difesa della Camera, Nino Minardo. "Ha ragione il Capo di stato maggiore della Difesa quando dice che le nostre forze armate sono assolutamente sottodimensionate. Tuttavia sono convinto che la risposta non sia la reintroduzione della leva militare ma la costruzione di una consistente riserva militare", dichiara il leghista, in dissonanza con il suo leader Matteo Salvini, da sempre sponsor del ritorno della leva.

Minardo fa riferimento all'audizione in Parlamento dell'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. "Siamo assolutamente sottodimensionati: 150mila è improponibile, 160mila che è quello che attualmente ci è stato approvato è ancora poco e con 170mila siamo al limite della sopravvivenza".

"Lo scenario rischia di complicarsi ancora di più", afferma il Capo di Stato maggiore. Il riaffacciarsi del terrorismo internazionale si somma alle tendenze già in atto. E soprattutto alla corsa al riarmo di Putin.

In Russia, solo qualche giorno fa il ministro della Difesa Sergej Shojgu ha magnificato i piani per la crescita dell'armata russa. L'intelligence occidentale teme che Mosca userà la strage del Crocus per colpire Kiev. E forse per saggiare la capacità di risposta della stessa Alleanza atlantica.

Intanto il resto d'Europa si organizza. La Germania si prepara a reintrodurre la leva obbligatoria. O meglio: semi-obbligatoria, ispirata al modello svedese. La Danimarca, dove per gli uomini già esiste, la vuole estendere alle donne, con l'aumento dei mesi da 4 a 11 per entrambi i sessi. "Non ci riarmiamo perché vogliamo la guerra, ma perché vogliamo evitarla", ha spiegato la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen, aggiungendo di puntare alla "piena uguaglianza di genere".

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Da ANALISI DIFESA - articolo del 15 gennaio 2024. Titolo: "Ritorno alla coscrizione: il modello scandinavo".

L'articolo è a firma di Alberto Scarpitta

L'evoluzione degli scenari internazionali sta portando in Europa ad una rinnovata percezione del rischio di un possibile conflitto convenzionale prolungato, di tipo simmetrico tra pari, ossia tra entità statuali tradizionali, con caratteristiche, ampiezza e pericolosità ben diverse dalle "operazioni di pace" cui le opinioni pubbliche occidentali sono state abituate da oltre vent'anni.

La guerra in corso in Ucraina, tra le molte lezioni fornite, ha evidenziato in modo drammatico la perdurante importanza della dimensione quantitativa nelle operazioni militari, un fattore numerico che solo in parte può essere rimpiazzato dalla superiorità tecnologica, vera o presunta che sia.

Tali considerazioni stanno dando vita nel continente ad un ampio dibattito sulla rinnovata attualità della coscrizione obbligatoria (abbandonata o sospesa quasi ovunque dopo la fine della Guerra Fredda), quale unico strumento in grado di garantire alle forze armate, ed in particolare agli eserciti, una consistenza numerica adeguata alle nuove minacce, assicurando l'esistenza di un'ampia riserva di mobilitazione addestrata.

Accanto a tali motivazioni esterne legate alla crisi internazionale il dibattito viene alimentato in molti Paesi anche da cause endogene, in genere legate al "calo delle vocazioni", ossia alla crescente difficoltà incontrata da molte forze armate professionali nel reperire un numero sufficiente di volontari da arruolare, con conseguente cronica sottoalimentazione delle unità attive e gravi carenze in diversi ruoli chiave.

In alcune nazioni europee la riduzione degli organici così generata sta divenendo grave, complici non solo le tensioni con la Russia ed il rischio di un confronto militare diretto con Mosca ma anche problematiche sociologiche, economiche e politiche più complesse.

Nella generalità dei casi le ipotesi allo studio sul ripristino della leva che animano il dibattito non sembrano però riguardare un semplice ritorno al servizio generalizzato del passato, quello che era destinato a dare vita ad eserciti di massa composti quasi esclusivamente da coscritti, ma proporrebbero forme innovative e selettive di coscrizione obbligatoria, destinate ad integrare ed affiancare le attuali forze professionali con una componente di supporto e di riserva, da mobilitare in caso di necessità.

In buona sostanza quello di cui si avverte l'esigenza in molti Paesi, compresa l'Italia, appare essere un servizio in grado di fornire alle Forze Armate il personale da adibire a mansioni di seconda linea da attivare in caso di crisi o di grave emergenza nazionale, compiti, se vogliamo, analoghi a quelli affidati negli eserciti anglosassoni alle componenti di riserva volontaria professionale, come la National Guard statunitense, il Territorial Army britannico o le analoghe formazioni canadesi ed australiane.

Presso molti osservatori cresce pertanto l'interesse per i modelli di coscrizione obbligatoria rimasti in essere, in forme ed articolazioni differenti, anche nel dopo guerra fredda, con particolare rifermento al "modello scandinavo", un sistema che si è dimostrato in grado di dare vita a strumenti militari flessibili, capaci di evolversi in tempi brevi per fronteggiare condizioni geo-politiche mutevoli.

Dei quattro Paesi scandinavi tre, Svezia, Norvegia e Danimarca, possiedono forze armate composte in larga parte da professionisti e volontari a lunga ferma ed hanno adottato soluzioni sulla leva per certi versi simili. Risultano pertanto di particolare interesse, presentando caratteristiche che potrebbero essere trasmesse ed adottate, con le dovute specificità, in altre nazioni.

La Finlandia esula invece dalla nostra ricerca per la forma peculiare del proprio modello di difesa, basato su un sistema di coscrizione generale che dà vita, in sostanza, ad un esercito di milizia. Tutti i cittadini di sesso maschile ed età superiore ai 18 anni sono infatti chiamati a prestare, se fisicamente abili, un servizio militare obbligatorio di durata variabile di 165, 255 o 347 giorni, cui si aggiungono, negli anni successivi, diversi brevi richiami destinati a verificare l'efficacia delle procedure di mobilitazione e ad aggiornare le nozioni apprese in precedenza.

La lunghezza della ferma iniziale dipende dall'incarico assegnato e dall'idoneità del soggetto a svolgere incarichi di comando e di essere avviato alla formazione specifica per ufficiali o sottufficiali. Ogni anno sono circa 27.000 i coscritti finlandesi arruolati, corrispondenti all'80% di ogni classe maschile di leva, una percentuale tra le più alte al mondo. Come avveniva negli eserciti di massa della guerra fredda a questi numeri corrisponde una paga per il coscritto sostanzialmente simbolica, di pochi Euro al giorno.

Un servizio limitato e selettivo

Interessanti ed innovative le scelte operate dalle altre tre nazioni della regione, che meritano pertanto di essere brevemente illustrate ai fini di una adeguata analisi comparativa. Esse risultano tra l'altro più rispondenti alle necessità di Paesi che, come il nostro, già possiedono uno strumento militare professionale e che affiderebbero ad un'eventuale rinnovata componente di leva solo compiti integrativi e di supporto.

Il carattere distintivo che accumuna i tre modelli di reclutamento è rappresentato dalla selettività. Solo una piccola percentuale dei soggetti costituenti ogni singola classe di leva viene effettivamente arruolata, con preferenza accordata a quanti richiedono volontariamente di prestare servizio.

Questo "obbligo volontario", un ossimoro nel quale si fondono la generalità potenziale della coscrizione e la sua volontaria adesione, costituisce l'elemento più caratterizzante del sistema in vigore in quei Paesi.

La durata della ferma è generalmente breve, dai quattro ai nove mesi, 12 per la Norvegia, ed è remunerata adeguatamente, raggiungendo, soprattutto in Svezia e Danimarca, livelli di rilievo, a volte in linea con le retribuzioni civili (nel caso danese ad esempio un coscritto percepisce circa 1.500 euro mensili).

Un altro carattere fortemente innovativo presente in questi Paesi è rappresentato dal mutato rapporto tra il singolo e l'istituzione militare, che supera i vecchi stereotipi sulla leva. Il coscritto viene percepito e valutato come un cittadino con pieni diritti, parte di un team inclusivo in cui ciascuno è tenuto a fare la propria parte, pur nella diversità di ruolo, funzione, genere e capacità fisica o professionale. Anche il soldato di leva rappresenta una risorsa importante per la forza armata ed il periodo che trascorre sotto le armi deve costituire un pieno investimento funzionale, tanto per il soggetto che per il reparto nel quale è inserito.

La Norvegia

In Norvegia l'obbligo del servizio militare, mai sospeso, è stato esteso nel 2015 anche alle donne, primo caso in Europa e nella NATO, norma che consente che circa un terzo dei coscritti arruolati sia oggi di sesso femminile.

Il processo di reclutamento è diviso in Norvegia in due fasi. La prima prevede che tutti i cittadini ricevano, al raggiungimento dei 18 anni, un questionario da restituire compilato in cui fornire tutta una serie di dati relativi al proprio stato di salute fisica e mentale, all'eventuale presenza di precedenti penali ed al desiderio o meno di prestare servizio nelle forze armate in qualità di coscritto.

In alcune nazioni europee la riduzione degli organici così generata sta divenendo grave, complici non solo le tensioni con la Russia ed il rischio di un confronto militare diretto con Mosca ma anche problematiche sociologiche, economiche e politiche più complesse.

Nella generalità dei casi le ipotesi allo studio sul ripristino della leva che animano il dibattito non sembrano però riguardare un semplice ritorno al servizio generalizzato del passato, quello che era destinato a dare vita ad eserciti di massa composti quasi esclusivamente da coscritti, ma proporrebbero forme innovative e selettive di coscrizione obbligatoria, destinate ad integrare ed affiancare le attuali forze professionali con una componente di supporto e di riserva, da mobilitare in caso di necessità.

In buona sostanza quello di cui si avverte l'esigenza in molti Paesi, compresa l'Italia, appare essere un servizio in grado di fornire alle Forze Armate il personale da adibire a mansioni di seconda linea da attivare in caso di crisi o di grave emergenza nazionale, compiti, se vogliamo, analoghi a quelli affidati negli eserciti anglosassoni alle componenti di riserva volontaria professionale, come la National Guard statunitense, il Territorial Army britannico o le analoghe formazioni canadesi ed australiane.

Presso molti osservatori cresce pertanto l'interesse per i modelli di coscrizione obbligatoria rimasti in essere, in forme ed articolazioni differenti, anche nel dopo guerra fredda, con particolare rifermento al "modello scandinavo", un sistema che si è dimostrato in grado di dare vita a strumenti militari flessibili, capaci di evolversi in tempi brevi per fronteggiare condizioni geo-politiche mutevoli.

Dei quattro Paesi scandinavi tre, Svezia, Norvegia e Danimarca, possiedono forze armate composte in larga parte da professionisti e volontari a lunga ferma ed hanno adottato soluzioni sulla leva per certi versi simili. Risultano pertanto di particolare interesse, presentando caratteristiche che potrebbero essere trasmesse ed adottate, con le dovute specificità, in altre nazioni.

La Finlandia esula invece dalla nostra ricerca per la forma peculiare del proprio modello di difesa, basato su un sistema di coscrizione generale che dà vita, in sostanza, ad un esercito di milizia. Tutti i cittadini di sesso maschile ed età superiore ai 18 anni sono infatti chiamati a prestare, se fisicamente abili, un servizio militare obbligatorio di durata variabile di 165, 255 o 347 giorni, cui si aggiungono, negli anni successivi, diversi brevi richiami destinati a verificare l'efficacia delle procedure di mobilitazione e ad aggiornare le nozioni apprese in precedenza.

La lunghezza della ferma iniziale dipende dall'incarico assegnato e dall'idoneità del soggetto a svolgere incarichi di comando e di essere avviato alla formazione specifica per ufficiali o sottufficiali. Ogni anno sono circa 27.000 i coscritti finlandesi arruolati, corrispondenti all'80% di ogni classe maschile di leva, una percentuale tra le più alte al mondo. Come avveniva negli eserciti di massa della guerra fredda a questi numeri corrisponde una paga per il coscritto sostanzialmente simbolica, di pochi Euro al giorno.

La Svezia

Stoccolma aveva abolito il servizio militare obbligatorio nel 2010 ma solo 7 anni dopo lo ha ripristinato a partire dal 2018, per i giovano nati dopo il 1999, in una forma selettiva fortemente inspirata al modello norvegese.

Anche in Svezia, infatti, tutti i cittadini di entrambi i sessi sono tenuti, al compimento dei 18 anni, a completare un formulario on line, rispondendo a quesiti relativi al proprio stato di salute fisica e mentale, al livello di educazione scolastica raggiunto, ai propri interessi e caratteri della personalità. Infine debbono esprimere una valutazione personale sul servizio militare e sull'ipotesi della chiamata alle armi.

Sulla base delle risposte fornite l'amministrazione militare convoca, a fronte di una coorte annuale di quasi 100.000 giovani, circa 13.000 possibili candidati, prescelti per la loro motivazione e potenziale interesse al mondo militare. Da questi verranno tratti i circa 4.000 che saranno effettivamente arruolati (circa il 4% del contingente, per oltre quattro quinti maschi).

A tutti viene offerta la possibilità di aderire volontariamente e di servire in uno specifico ruolo, se fisicamente idonei. Tutto il processo mira a ridurre al minimo il numero dei giovani costretti a svolgere il servizio militare contro il proprio volere, obiettivo oggi sostanzialmente raggiunto ma che potrebbe allontanarsi nel prossimo futuro se, come pare, sotto la spinta della crisi internazionale il numero degli arruolati dovesse salire gradualmente fino a 10.000.

La durata della ferma varia tra 9 e 12 mesi, sulla base dello specifico incarico prescelto o assegnato, con la possibilità di ulteriori brevi richiami di aggiornamento, fino all'età di 47 anni.

La Danimarca

La legislazione danese prevede un servizio militare obbligatorio di durata compresa tra 4 e 12 mesi, dal quale sono escluse al momento le donne, che possono però arruolarsi su base volontaria anche se recenti prese di posizione di esponenti del governo fanno pensare ad una prossima parificazione di genere anche in questo settore.

Attualmente tutti i cittadini maschi debbono presenziare, al raggiungimento dei 18 anni, al "Giorno della Difesa", nel quale viene loro illustrato il sistema militare del Paese e le possibilità di impiego, anche stabile, che esso offre.

Tutti sono quindi sottoposti ad una visita medica che li dividerà in tre categorie: fisicamente abili al servizio, parzialmente abili o inabili. Per questi ultimi il processo si conclude senza ulteriori obblighi di leva, mentre gli appartenenti alle prime due categorie partecipano a quella che è sostanzialmente una lotteria, e si vedono assegnato un numero.

Su un totale annuale di circa 36.000 giovani fisicamente abili o parzialmente abili, i primi 8.000 estratti sono potenzialmente soggetti alla coscrizione, mentre gli altri, in tempo di pace, non verranno richiamati.

Gli elementi risultati parzialmente abili possono comunque scegliere di non essere arruolati, anche se inseriti tra i primi 8.000, mentre i soggetti abili sono tenuti obbligatoriamente a prestare il servizio militare, generalmente di soli 4 mesi, se il numero di volontari risultasse insufficiente a coprire le necessità delle forze armate.

Infatti, nonostante il carattere formalmente obbligatorio del servizio di leva, la quasi totalità dei coscritti danesi ha scelto volontariamente di essere arruolato, indipendentemente dal numero ricevuto nel "Giorno della Difesa".

Nel 2022 tutti i 4.616 cittadini che hanno completato il servizio di leva lo avevano scelto volontariamente, con una quota femminile di circa il 27 per cento. La situazione potrebbe però cambiare radicalmente se il personale da arruolare ogni anno dovesse aumentare in modo consistente. Nel Paese è infatti in corso un dibattito tra le forze politiche che potrebbe portare nei prossimi anni il numero dei coscritti a 15.000.

Terminato l'addestramento di base e congedati, i militari di leva sono assegnati per cinque anni ad una specifica unità della riserva, cui dovranno presentarsi in caso di mobilitazione.

Il dibattito in Italia

Nel nostro Paese il dibattito sulla rinnovata attualità della leva ritorna periodicamente, di solito con affermazioni estemporanee, propagandistiche o demagogiche, prive di un concreto progetto innovatore. Ne è stato un esempio la cosiddetta "mini naia" attuata nel 2010 e poi sostanzialmente abbandonata, un breve servizio volontario privo di ogni significato addestrativo ed operativo: non è di questo che ha bisogno il Paese. Parimenti le Forze Armate non dovrebbero farsi carico del ruolo di educatore sociale, né garantire ai giovani quanto famiglie ed istituzioni scolastiche non hanno saputo trasmettere. Non è questo il suo ruolo.

Quello di cui si avverte semmai la necessità è una riserva addestrata destinata ad integrare in casi di emergenza l'esercito professionale, supportandolo in compiti di seconda linea. L'obiettivo potrebbe essere raggiunto introducendo un servizio di leva limitato e selettivo, fortemente innovatore rispetto ai modelli del passato e di breve durata, orientato alla sola formazione militare di base e che privilegi gli aspetti tattici dell'addestramento rispetto a quelli formali.

Nel caso specifico i compiti che potrebbero essere assegnati a tali forze includerebbero:

  • Costituzione di reparti di fanteria leggera con compiti di sicurezza del territorio e delle installazioni vitali.
  • Supporto alle unità operative professionali per compiti di seconda linea, quali protezione delle retrovie, difesa di siti ed installazioni, gestione di emergenze e di prigionieri
  • Eventuale concorso alla costituzione di ulteriori unità a livello plotone/compagnia per potenziare battaglioni/reggimenti già in essere
  • Fornitura di complementi e rincalzi.

Tra i modelli scandinavi illustrati quello che meglio potrebbe adattarsi a tali necessità è quello danese, basato su piccoli numeri di soggetti sostanzialmente volontari, adattato alle peculiarità della società italiana. A vent'anni dalla sospensione della leva non esistono infatti più le strutture incaricate della prima ricezione del personale e delle valutazioni mediche e psico-attitudinali.

Sarebbe pertanto opportuno stabilire a priori i soggetti potenzialmente sottoposti all'obbligo mediante un'estrazione a sorte casuale, pubblica e verificabile. Successivamente solamente costoro affronterebbero la vera selezione nelle strutture attualmente in essere, eventualmente solo leggermente potenziate.

Per costituire una riserva di circa 20.000 uomini e donne mobilitabili all'emergenza potrebbe essere sufficiente arruolare ogni anno non più di 4.000 coscritti, da iscrivere nei ruoli della riserva per 5 anni. A costoro andrebbe garantito, a compensazione dell'obbligo cui il Paese li ha sottoposti, un trattamento economico analogo a quello riservato ai Volontari in Ferma Iniziale triennale. Tale retribuzione, unita alla breve durata del servizio, dovrebbe garantire un'alta percentuale di "coscritti volontari", sia uomini che donne.

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SEZIONE NUOVA "OBIEZIONE ALGORETICA"

APPUNTI PER UNA OBIEZIONE ALGORETICA CHE AFFIANCHI LE ALTRE OBIEZIONI SU BASE ANTIMILITARISTA E NONVIOLENTA Di Alfonso Navarra (con l'aiuto di ricerche su Gemini) Milano - 13 maggio 2025

1- Un concetto che deriva da una intuizione di Papa Francesco e viene ripreso dal nuovo Papa Leone XIV

L'"obiezione algoretica" è un concetto che possiamo interpretare come una critica e una resistenza pratica alle tecnologie algoritmiche che possono influenzare negativamente la nostra vita, come l'intelligenza artificiale (IA) e l'analisi dei dati. Questa espressione, ispirata da Papa Francesco, potrebbe simboleggiare la necessità di riflettere sugli impatti etici e sociali di queste tecnologie. Il pericolo fondamentale che bisogna fronteggiare, svettante tra i tanti possibili danni, è l'attacco alla fondamentale eguaglianza e quindi pari dignità degli esseri umani. Papa Francesco ha partecipato al G7 a Borgo Egnazia in Puglia, il 15 giugno 2024, presentando riflessioni sull'impatto dell'intelligenza artificiale sulla società. Nel suo discorso, ha sottolineato l'importanza di garantire che l'intelligenza artificiale sia utilizzata per il bene comune e non diventi uno strumento di discriminazione o di controllo. Ha menzionato il concetto di "algoretica", una forma di moderazione etica degli algoritmi e dei programmi di intelligenza artificiale, che ha già sostenuto in passato con la firma della "Rome Call for AI Ethics" nel 2020. Secondo Papa Francesco, l'algoretica rappresenta un insieme di principi condivisi per affrontare le sfide etiche poste dall'intelligenza artificiale.

Richiamiamo brevemente i punti chiave di quel discorso di Papa Francesco: - Importanza dell'etica: l'intelligenza artificiale deve essere utilizzata con un'ispirazione etica, tenendo conto dei valori e dei doveri che ne derivano. - Rischi dell'intelligenza artificiale: Papa Francesco ha sottolineato il rischio che l'intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e categorie preconfezionate, estromettendo altre forme di verità. - Necessità di azione politica: il Papa ha ribadito l'importanza dell'azione politica per garantire che l'intelligenza artificiale sia utilizzata per il bene comune e non diventi uno strumento di dominio o di controllo. - Algoretica come soluzione: l'algoretica può rappresentare una piattaforma globale e plurale per affrontare le sfide etiche poste dall'intelligenza artificiale.

Anche il nuovo Papa Leone XIV, nel solco di Bergoglio, ha parlato della rivoluzione digitale nel suo primo incontro formale con i cardinali. Ha sottolineato che l'intelligenza artificiale è una delle questioni più critiche che l'umanità deve affrontare. Ha spiegato che la Chiesa deve rispondere a questa nuova rivoluzione industriale, proprio come fece Papa Leone XIII con la sua enciclica Rerum Novarum durante la prima rivoluzione industriale. Il nuovo Papa ha evidenziato le sfide che l'IA pone per la dignità umana, la giustizia e il lavoro, e ha espresso la volontà di ispirarsi agli insegnamenti di Leone XIII per affrontare questi temi. Ha anche ribadito, come accennato, la continuità con il pensiero di Papa Francesco, additante i rischi di uno sviluppo tecnologico non etico.

Allora, dal neologismo ALGORETICA, risalente a Papa Francesco, ricaviamo l'espressione OBIEZIONE ALGORETICA, che assegniamo a comportamenti pratici concretizzanti un rifiuto di principio a avallare dinamiche digitali pregiudicanti la dignità e la continuità della vita.

2- Alcune caratteristiche informanti l'obiezione algoretica

Possiamo enumerare alcune caratteristiche che possono informare l'obiezione algoretica: 1. Consapevolezza: un grado di comprensione di come certi algoritmi influenzano negativamente le nostre decisioni e la nostra vita quotidiana. 2. Critica: una valutazione critica degli impatti etici, sociali e ambientali delle tecnologie algoritmiche. 3. Responsabilità: la promozione di un uso responsabile e socialmente controllato delle tecnologie, considerando le conseguenze a lungo termine. 4. Inclusione: lo sforzo di garantire che le tecnologie siano accessibili e beneficiarie per tutti, evitando discriminazioni e ingiustizie, soprattutto la tendenza a costruire una specie di superuomini che si elevi sopra la specie umana. Il principio di fondo da tenere presente è che l'evoluzione naturale va accompagnata e custodita, non forzata.

Rispetto all'attuazione dell'obiezione algoretica, ecco alcune condizioni da implementare perché risulti efficace: 1. Educazione: informare le persone sugli algoritmi e i loro impatti. 2. Regolamentazione: sviluppare normative che garantiscano un uso etico delle tecnologie, con la possibilità di controllo sociale. Questo è possibile solo attraverso la pubblicizzazione delle grandi infrastrutture e piattaforme informatiche, o almeno la frantumazione dei cartelli oligopolistici. 3. Sviluppo sostenibile: promuovere uno sviluppo tecnologico che consideri l'impatto ambientale e sociale. 4. Dialogo: incoraggiare il dialogo tra esperti, politici e cittadini per affrontare le sfide poste dalle tecnologie algoritmiche. Le decisioni strategiche vanno prese con la partecipazione e metodi democratici. In sintesi, l'obiezione algoretica potrebbe rappresentare un movimento verso la consapevolezza e la responsabilità nell'uso delle tecnologie algoritmiche, promuovendone un utilizzo etico e sostenibile attraverso decisioni e controlli democratici.

3- Quali principi etici potremmo prendere a riferimento per l'obiezione algoretica?

Le Tre Leggi della Robotica di Isaac Asimov sono un insieme di principi etici che regolano il comportamento dei robot nei suoi racconti di fantascienza. Ecco le tre leggi: 1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto con la Prima Legge. 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Successivamente, Asimov introdusse anche una Legge Zero, che stabilisce che un robot non può recare danno all'umanità nel suo complesso, né permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno. Queste leggi sono state un punto di riferimento nella letteratura di fantascienza e hanno influenzato il dibattito sulla sicurezza e l'etica dell'intelligenza artificiale. È un'idea molto pertinente e attuale quella di estendere la Legge Zero della robotica di Asimov, riferita anche all'IA, per includere la protezione degli ecosistemi e il rispetto dell'evoluzione naturale. In effetti, nel contesto del nostro presente e futuro, con le sfide ambientali che affrontiamo, una simile estensione appare non solo logica ma quasi necessaria. La Legge Zero, come formulata da Asimov, recita: "Un robot (un sistema di IA) non può recare danno all'Umanità, né può permettere che l'Umanità riceva danno". Estenderla in questo modo potrebbe suonare così: Legge Zero Estesa: "Un sistema di IA (un robot) non può recare danno all'Umanità o agli ecosistemi, in particolare all'ecosistema globale, né può permettere che l'Umanità o gli ecosistemi ricevano danno. Inoltre, un sistema di IA (un robot) dovrebbe accompagnare l'evoluzione naturale senza forzarla." Analizziamo i diversi aspetti di questa estensione: • Non nuocere agli ecosistemi, in particolare all'ecosistema globale: Questa aggiunta riconosce l'interconnessione tra l'umanità e il resto della biosfera. Danneggiare gli ecosistemi, specialmente quello globale, a lungo termine si traduce inevitabilmente in un danno per l'umanità stessa, come stiamo già sperimentando con il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l'esaurimento delle risorse naturali. Inserire esplicitamente questa protezione nella Legge Zero imporrebbe ai robot di agire in modo da preservare la salute e la funzionalità degli ecosistemi. • Non forzare ma accompagnare l'evoluzione naturale: Questo è un punto più sottile e filosofico. L'evoluzione naturale è un processo complesso e auto-organizzativo che si svolge su scale temporali molto lunghe. Tentare di forzarla, anche con le migliori intenzioni, potrebbe avere conseguenze impreviste e potenzialmente dannose per la resilienza degli ecosistemi. Un robot con questa direttiva dovrebbe agire in modo da minimizzare il proprio impatto e, idealmente, supportare processi naturali di ripristino e adattamento, piuttosto che imporre soluzioni artificiali che potrebbero destabilizzare gli equilibri esistenti.

Implicazioni e Sfide: Estendere la Legge Zero, in questo modo, aprirebbe un ventaglio di interessanti implicazioni e sfide: • Definizione di "danno" agli ecosistemi: Come si definirebbe in termini pratici il "danno" a un ecosistema? Quali sarebbero le soglie da non superare? Questo richiederebbe una profonda comprensione dell'ecologia e la capacità di tradurre concetti complessi in parametri misurabili per un sistema di intelligenza artificiale. • Prioritizzazione tra danno all'umanità e danno agli ecosistemi: In situazioni di conflitto, come si dovrebbe comportare un robot se un'azione benefica per l'umanità avesse un impatto negativo su un ecosistema, e viceversa? Sarebbero necessarie delle gerarchie o dei meccanismi di bilanciamento molto sofisticati. • Interpretazione di "accompagnare l'evoluzione naturale": Come si distinguerebbe tra un intervento che "accompagna" e uno che "forza" l'evoluzione? Ad esempio, l'eliminazione di specie invasive potrebbe essere vista come un accompagnamento al ripristino di un ecosistema naturale, ma interventi di geoingegneria su larga scala potrebbero essere interpretati come una forzatura. • Implementazione tecnologica: Tradurre queste leggi in algoritmi e sistemi di controllo per robot rappresenterebbe una sfida ingegneristica significativa. Richiederebbe sensori avanzati per monitorare lo stato degli ecosistemi, modelli predittivi accurati e la capacità di prendere decisioni etiche complesse in tempo reale. Conclusioni: Nonostante le sfide, l'idea di estendere la Legge Zero della robotica e dei sistemi IA per includere la protezione degli ecosistemi e il rispetto dell'evoluzione naturale è estremamente rilevante nel nostro tempo. Riflette una crescente consapevolezza dell'interdipendenza tra l'umanità e il pianeta e la necessità di un approccio più olistico e sostenibile allo sviluppo tecnologico. Sebbene l'implementazione pratica possa essere complessa, avviare una riflessione etica su questi temi è fondamentale per guidare la progettazione e l'utilizzo delle future generazioni di robot e intelligenze artificiali. In un futuro in cui i robot potrebbero svolgere un ruolo sempre più significativo nella gestione del nostro pianeta, dotarli di principi etici che tengano conto non solo del benessere umano ma anche della salute degli ecosistemi potrebbe essere cruciale per garantire un futuro dignitoso per tutti.

4- Non va pregiudicata la fondamentale uguaglianza degli esseri umani

Fissare il principio che la fondamentale uguaglianza degli esseri umani non debba essere pregiudicata da sviluppi tecnologici che creano superuomini o transuomini è da considerare cruciale nell'ambito dell'algoretica. Questa preoccupazione tocca le fondamenta stesse della nostra concezione di società equa e giusta. Ecco perché è così importante: Preservare i diritti umani fondamentali: L'uguaglianza è un principio cardine dei diritti umani. Se la tecnologia creasse una disparità ontologica tra gli esseri umani, dotati o meno di potenziamenti significativi, si rischierebbe di minare questi diritti. Potrebbero emergere nuove forme di discriminazione e marginalizzazione basate su capacità tecnologiche. Evitare la creazione di caste o gerarchie: La creazione di "superuomini" o "transuomini" potrebbe portare alla formazione di nuove gerarchie sociali basate sull'accesso e sulla capacità di permettersi o beneficiare di tali tecnologie. Questo potrebbe esacerbare le disuguaglianze esistenti e creare una società frammentata. Preservare i diritti umani fondamentali: L'uguaglianza è un principio cardine dei diritti umani. Se la tecnologia creasse una disparità ontologica tra gli esseri umani, dotati o meno di potenziamenti significativi, si rischierebbe di minare questi diritti. Potrebbero emergere nuove forme di discriminazione e marginalizzazione basate su capacità tecnologiche. Evitare la creazione di caste o gerarchie: La creazione di "superuomini" o "transuomini" potrebbe portare alla formazione di nuove gerarchie sociali basate sull'accesso e sulla capacità di permettersi o beneficiare di tali tecnologie. Questo potrebbe esacerbare le disuguaglianze esistenti e creare una società frammentata. Mantenere la coesione sociale: Una società in cui alcuni individui possiedono capacità radicalmente superiori ad altri potrebbe sperimentare tensioni sociali e conflitti. Il senso di appartenenza a una comune umanità potrebbe affievolirsi se le differenze diventassero troppo marcate. Garantire un accesso equo alle opportunità: Se determinate capacità diventassero essenziali per l'accesso a determinate professioni o opportunità, coloro che non possono o non vogliono sottoporsi a tali potenziamenti potrebbero trovarsi svantaggiati. Riflettere sulla definizione di "umano": Lo sviluppo di transumanesimo solleva profonde questioni filosofiche sulla natura dell'essere umano. È fondamentale che queste evoluzioni non portino a una svalutazione o a una ridefinizione degradante di ciò che significa essere umani nella loro forma "naturale".

5- Come l'algoretica potrebbe affrontare la sfida di evitare la formazione di disuguaglianze ontologiche

L'algoretica, l'etica degli algoritmi e dei sistemi di intelligenza artificiale, può affrontare questa sfida attraverso diversi approcci: Principi di design inclusivo: Promuovere la progettazione di tecnologie che siano accessibili a tutti e che non creino barriere o divisioni basate su capacità potenziate. Regolamentazione e governance: Stabilire quadri normativi che limitino o regolamentino lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie che potrebbero portare alla creazione di disuguaglianze ontologiche. Trasparenza e responsabilità: Garantire la trasparenza nello sviluppo e nell'implementazione di queste tecnologie e stabilire chiare linee di responsabilità per le loro conseguenze sociali. Educazione e sensibilizzazione: Promuovere una discussione pubblica informata sui rischi e i benefici del transumanesimo e sulle sue implicazioni per l'uguaglianza umana. Valutazione dell'impatto sociale: Implementare meccanismi di valutazione dell'impatto sociale delle nuove tecnologie, con particolare attenzione alle potenziali conseguenze sull'uguaglianza e l'inclusione. In conclusione, integrare il principio della fondamentale uguaglianza umana nell'algoretica, in modo da prevenire la creazione di disuguaglianze ontologiche attraverso sviluppi tecnologici, è un imperativo etico e sociale. Richiede una riflessione profonda e un impegno proattivo da parte di ricercatori, sviluppatori, policy maker e della società nel suo complesso. Ignorare questa sfida potrebbe portare a un futuro in cui la tecnologia, invece di migliorare la vita di tutti, finirebbe per esacerbare le divisioni e compromettere i principi fondamentali della nostra umanità condivisa.

6- E' fondamentale l'intervento antimonopolistico

Esistono diverse proposte con un certo grado di praticabilità che mirano a spezzettare o limitare il potere oligopolistico delle grandi corporation high tech. Queste proposte si basano principalmente su due approcci: interventi legislativi e regolamentari e azioni antitrust. 1. Interventi legislativi e regolamentari a) Legislazione Antitrust Tradizionale: Molti critici sostengono che le attuali leggi antitrust, nate per regolare mercati tradizionali (come quello dell'acciaio o delle ferrovie), non siano pienamente adatte a gestire le specificità dei mercati digitali, caratterizzati da: Economie di scala estreme: costi marginali minimi per utenti aggiuntivi. Effetti di rete: il valore di una piattaforma aumenta con il numero di utenti. Vantaggi basati sui dati: le grandi aziende accumulano quantità immense di dati, creando barriere all'entrata per i nuovi concorrenti. Effetti di "lock-in": gli utenti sono "bloccati" all'interno di un ecosistema, rendendo difficile il passaggio a servizi concorrenti. Integrazione verticale: le aziende dominano più fasi della catena del valore. Nonostante queste sfide, le autorità antitrust stanno cercando di applicare le leggi esistenti in modo più aggressivo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission (FTC) hanno avviato diverse cause contro Google, Amazon e Meta, accusandole di abuso di posizione dominante e di pratiche anticoncorrenziali. Un esempio è la causa contro Google per il suo dominio nel mercato della pubblicità digitale e dei motori di ricerca. b) Nuove Leggi e Regolamentazioni Specifiche per il Digitale: In risposta alle carenze delle leggi antitrust tradizionali, sia l'Unione Europea che gli Stati Uniti hanno introdotto o proposto nuove normative: Unione Europea: Digital Markets Act (DMA): entrato in vigore nel 2024, mira a garantire mercati digitali equi e contendibili designando "gatekeeper" (grandi piattaforme con un potere di mercato significativo) e imponendo loro una serie di obblighi (es. interoperabilità dei servizi, divieto di favorire i propri prodotti). L'UE ha già avviato indagini su Google e Apple per violazioni del DMA. Digital Services Act (DSA): si concentra sulla moderazione dei contenuti, la trasparenza degli algoritmi e la responsabilità delle piattaforme per i contenuti illeciti. Sebbene non miri direttamente a spezzare le aziende, aumenta la supervisione e la responsabilità, potenzialmente riducendo il loro potere arbitrario. Stati Uniti: Diverse proposte legislative sono state presentate al Congresso, come quelle che mirano a vietare alle grandi piattaforme di possedere e operare contemporaneamente in settori in cui competono con altre aziende (ad esempio, Amazon che vende prodotti propri sulla sua piattaforma dove competono anche venditori terzi). L'attuale amministrazione Biden ha mostrato una maggiore propensione a utilizzare gli strumenti antitrust per limitare il potere delle Big Tech. c) Controllo delle Fusioni e Acquisizioni: Le autorità antitrust stanno esaminando con maggiore scrutinio le acquisizioni di startup da parte delle Big Tech, che spesso vengono viste come un modo per eliminare potenziali concorrenti. L'obiettivo è bloccare queste acquisizioni per favorire la crescita di nuovi attori sul mercato. Elizabeth Warren, senatrice statunitense, ha proposto di invertire alcune fusioni passate considerate anticoncorrenziali (es. Facebook con WhatsApp e Instagram, Google con Waze). 2. Azioni Antitrust di "Break-up" (Spezzettamento) Lo spezzettamento (o "break-up") delle grandi aziende tecnologiche è una misura più drastica ma che viene sempre più discussa. Le proposte includono: Separazione delle attività: Ad esempio, separare le attività di e-commerce di Amazon dalla sua divisione cloud (AWS), o separare il motore di ricerca di Google dalla sua attività pubblicitaria o da YouTube. Divestimento di asset specifici: Obbligare le aziende a vendere parti delle loro attività o proprietà intellettuali acquisite. Interoperabilità forzata: Obbligare le piattaforme a rendere i loro servizi interoperabili con quelli dei concorrenti, riducendo gli effetti di "lock-in" e facilitando la portabilità dei dati. Questo è un aspetto centrale del Digital Markets Act in Europa. Praticabilità e Sfide: La praticabilità di queste proposte varia: Casi Antitrust e Multe: Le multe salate (come quelle inflitte dall'UE a Google) e i procedimenti giudiziari in corso dimostrano che le autorità sono disposte ad agire, ma l'efficacia a lungo termine di queste azioni nel modificare la struttura del mercato è ancora oggetto di dibattito. Nuove Leggi (DMA, DSA): Il DMA in particolare è un tentativo ambizioso di riequilibrare il potere nei mercati digitali. La sua efficacia dipenderà dall'applicazione rigorosa e dalla volontà delle autorità di imporre sanzioni significative in caso di non conformità. Spezzettamento: È la misura più complessa e controversa. Le sfide includono: Impatto sull'innovazione: Alcuni sostengono che lo spezzettamento potrebbe frenare l'innovazione, poiché le grandi aziende hanno le risorse per investire in ricerca e sviluppo su larga scala. Complessità tecnica: Separare le operazioni e le tecnologie di aziende così integrate è estremamente difficile e potrebbe portare a interruzioni di servizio. Resistenza politica e legale: Le Big Tech hanno un'enorme influenza e risorse per combattere azioni di spezzettamento in tribunale e attraverso il lobbying. Determinazione del "mercato rilevante": Nei mercati digitali, definire il "mercato rilevante" è un compito arduo, ma essenziale per le azioni antitrust. In conclusione, la spinta a limitare il potere delle Big Tech è forte e le proposte sono numerose, dalle nuove regolamentazioni mirate a specifici comportamenti, alle azioni antitrust basate sulle leggi esistenti, fino alle più radicali ipotesi di spezzettamento. La loro efficacia dipenderà dalla volontà politica, dalla capacità delle autorità di adattare gli strumenti legali ai mercati digitali e dalla capacità di superare le complesse sfide tecniche e legali.

7- Che fare? L'obiezione algoretica dovrebbe puntare a due obiettivi principali: a) contro i promotori del superumano; b) contro i promotori della tecnoguerra.

7a - Contro i promotori del Superumano

Le aziende e i progetti più citati nell'ambito delle promotrici tecnologiche del "superumano" (spesso in riferimento al transumanismo e al miglioramento delle capacità umane tramite la tecnologia) includono: Aziende: Neuralink (Elon Musk): Probabilmente la più citata per i suoi ambiziosi progetti di interfacce cervello-computer (BCI) impiantabili. L'obiettivo dichiarato è quello di curare malattie neurologiche, ma anche di espandere le capacità cognitive e fisiche umane, aprendo la strada a una sorta di "superintelligenza" e alla simbiosi uomo-macchina. Google (DeepMind): Sebbene non direttamente focalizzata sul "superumano" in senso stretto, la sua ricerca avanzata sull'intelligenza artificiale (AI) e l'apprendimento automatico è spesso vista come una tecnologia chiave che potrebbe portare a capacità superumane nell'ambito cognitivo. OpenAI: Similmente a DeepMind, la ricerca di OpenAI sull'AI generativa e sull'intelligenza artificiale generale (AGI) è percepita come un motore per il potenziamento delle capacità intellettive umane, anche se con dibattiti etici e rischi associati. Diverse aziende biotecnologiche e farmaceutiche: Molte aziende attive nella ricerca genetica (come quelle che utilizzano CRISPR), nella nanotecnologia applicata alla medicina e nello sviluppo di terapie per l'allungamento della vita sono spesso citate nel contesto del superamento dei limiti biologici umani. Tuttavia, non sempre con la stessa enfasi "futuristica" di Neuralink o delle aziende di AI. Progetti e Concetti: Interfacce Cervello-Computer (BCI): Oltre a Neuralink, diverse ricerche accademiche e altre aziende lavorano su BCI con l'obiettivo di ripristinare funzioni perse, ma anche di potenziare quelle esistenti (controllo di protesi avanzate con il pensiero, comunicazione diretta cervello-cervello in futuro). Intelligenza Artificiale Generale (AGI) e Superintelligenza: Il concetto di creare un'AI con capacità cognitive a livello umano (AGI) e, potenzialmente, superiori (superintelligenza) è centrale nel dibattito sul superumano, con la promessa di risolvere problemi complessi e di aumentare esponenzialmente la conoscenza umana. Biotecnologie (CRISPR, terapia genica, ingegneria genetica): La possibilità di modificare il genoma umano per eliminare malattie, migliorare le capacità fisiche e cognitive o rallentare l'invecchiamento è un tema ricorrente nelle discussioni sul superumano. Nanotecnologie: L'applicazione di nanotecnologie in medicina per la riparazione cellulare, la somministrazione di farmaci mirati e il potenziamento delle funzioni biologiche è un altro filone di ricerca rilevante. Criopreservazione e ricerca sull'allungamento della vita: Progetti e aziende che si dedicano alla crioconservazione con la speranza di una rianimazione futura e alla ricerca scientifica per estendere significativamente la durata e la qualità della vita umana sono anch'essi parte del discorso sul superumano. Metaverso e Realtà Aumentata/Virtuale avanzate: Sebbene non sempre considerate direttamente "superumane" in senso biologico, queste tecnologie sono viste come potenziali piattaforme per espandere le capacità cognitive, sensoriali e sociali umane in ambienti digitali immersivi.

7b - Contro i promotori della Tecnoguerra

Diverse aziende e progetti sono frequentemente citati in relazione a progetti di guerra tecnologica, spaziando dalla cyberwarfare allo sviluppo di armamenti avanzati e sistemi autonomi. Ecco alcune delle categorie principali e degli esempi più rilevanti: 1. Cyberwarfare e Sicurezza Informatica Offensiva/Difensiva: Aziende di sicurezza informatica: Molte aziende specializzate in cybersecurity lavorano anche con governi e forze armate per sviluppare strumenti e strategie di difesa e attacco nel cyberspazio. Esempi includono: Palantir Technologies: Nota per le sue piattaforme di analisi dati utilizzate anche per la cyber intelligence e la difesa. CrowdStrike e Mandiant (ora parte di Google): Aziende leader nell'analisi delle minacce e nella risposta agli incidenti, spesso coinvolte nell'identificazione di attacchi sponsorizzati da stati. NSA (National Security Agency) e US Cyber Command (Stati Uniti): Agenzie governative con un ruolo primario nello sviluppo di capacità di cyberwarfare. GCHQ (Government Communications Headquarters) e National Cyber Security Centre (Regno Unito): Omologhi britannici delle agenzie statunitensi. Unità militari specializzate in cyberwarfare di vari paesi: Molte nazioni stanno sviluppando attivamente le proprie capacità offensive e difensive nel dominio cibernetico. Progetti e iniziative: Progetti di "Active Cyber Defense": Sviluppo di sistemi che non solo difendono le infrastrutture critiche, ma sono anche in grado di rispondere attivamente alle minacce. Sviluppo di exploit "zero-day": Ricerca e sviluppo di vulnerabilità software sconosciute per scopi offensivi. Campagne di disinformazione e influenza online: Utilizzo di piattaforme social e media per manipolare l'opinione pubblica e destabilizzare avversari. 2. Sistemi d'Armamento Autonomi e Robotica Militare: Aziende di robotica e difesa: Boston Dynamics: Sebbene inizialmente nota per robot umanoidi, ha sviluppato robot quadrupedi con potenziali applicazioni militari (ora di proprietà di Hyundai). Milrem Robotics (Estonia): Produce veicoli terrestri senza equipaggio (UGV) per varie applicazioni militari, inclusi il trasporto, la ricognizione e il supporto al fuoco. General Atomics: Produttore dei droni Predator e Reaper, precursori dei sistemi d'arma autonomi. Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman: Grandi aziende aerospaziali e di difesa coinvolte nello sviluppo di droni avanzati, sistemi missilistici e potenziali armi autonome. Anduril Industries: Startup della difesa focalizzata su sistemi autonomi e intelligenza artificiale per applicazioni militari. Progetti e concetti: Lethal Autonomous Weapons Systems (LAWS): Sistemi d'arma capaci di identificare, selezionare e ingaggiare bersagli senza intervento umano diretto (attualmente oggetto di intenso dibattito etico e giuridico). Sciami di droni: Utilizzo coordinato di un gran numero di droni per la sorveglianza, l'attacco o la guerra elettronica. Veicoli terrestri, aerei e marittimi senza equipaggio (UGV, UAV, USV): Sviluppo di piattaforme autonome per la ricognizione, il trasporto, la logistica e potenzialmente il combattimento. 3. Intelligenza Artificiale (AI) per Applicazioni Militari: Aziende tecnologiche e della difesa: Google (AI division): Nonostante alcune controversie interne, Google ha collaborato con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti su progetti AI. Microsoft: Ha ottenuto contratti per fornire servizi cloud e tecnologie AI al Pentagono. Amazon Web Services (AWS): Fornitore di infrastruttura cloud per diverse agenzie governative e militari. OpenAI: Ha iniziato a collaborare con il Pentagono su progetti di cybersecurity e strategia operativa. Molte startup specializzate in AI per la difesa: Si concentrano su applicazioni come l'analisi di immagini, la previsione di minacce, la navigazione autonoma e il supporto decisionale. Progetti e concetti: Project Maven (USA): Iniziativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per utilizzare l'AI nell'analisi di immagini e video raccolti da droni (ha suscitato controversie etiche). Sviluppo di algoritmi per il targeting autonomo: Utilizzo dell'AI per identificare e tracciare potenziali bersagli. AI per la guerra elettronica: Sviluppo di sistemi intelligenti per disturbare e ingannare i sistemi elettronici nemici. AI per la logistica e la manutenzione predittiva: Ottimizzazione delle catene di approvvigionamento militari e previsione dei guasti delle attrezzature. 4. Armi ad Energia Diretta (Directed Energy Weapons - DEW): Aziende della difesa e laboratori di ricerca: Raytheon Technologies: Ha sviluppato sistemi laser per la difesa aerea e antimissile. Lockheed Martin: Sta lavorando su armi laser e a microonde ad alta potenza. General Atomics: Sviluppa sistemi laser ad alta potenza per applicazioni militari. Progetti e concetti: Laser ad alta potenza: Utilizzo di fasci laser focalizzati per neutralizzare o distruggere bersagli (droni, missili, veicoli). Armi a microonde ad alta potenza (HPM): Utilizzo di impulsi elettromagnetici per danneggiare o disabilitare sistemi elettronici.

8 - In conclusione

L'obiezione algoretica potrebbe esercitarsi sia come boicottaggio generale di queste realtà economiche e di ricerca facenti capo ai promotori del superumano e della tecnoguerra, sia come rifiuto personale di partecipare a singoli progetti. Come si è già accennato, la pratica sociale critica sarà in grado di evidenziare importanti questioni etiche, legali e di sicurezza internazionale. Il dibattito sulla regolamentazione delle armi autonome e sull'uso responsabile dell'AI in contesti militari è in corso a livello globale e l'obiezione organizzata potrà agevolare le soluzioni giuridiche che i rapporti di forza consentiranno.


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