Siamo gli obiettori globali alle guerre: quindi possiamo sfuggire alla "spirale lotta-repressione". Ecco come.

01.10.2025

Mentre scriviamo - è la notte del 1 ottobre 2025 - la Global Sumud Flotilla, suoi canali social, ha comunicato che è entrata nella zona ad alto rischio. Si aspetta il momento in cui le imbarcazioni che compongono la flotta saranno intercettate dalle navi della Marina israeliana che si stanno avvicinando. Dal sito del Fatto quotidiano si può seguire la diretta video di quanto sta accadendo nelle acque antistanti Gaza: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/30/diretta-video-barche-flotilla-gaza-zona-rischio/8144768/

Verso le ore 5:30 di mattina ancora l'intercettazione israeliana non è avvenuta.  Ed ora sono le ore 11:00 e si è ancora in attesa dell'arrembaggio israeliano.

Per l'intanto il Viminale si sta preparando a fronteggiare le mobilitazioni che scatteranno dopo l'intervento delle forze israeliane (che si spera moderato e senza incidenti violenti). E' prevista una settimana intensa sul fronte delle mobilitazioni per Gaza e il Ministero dell'Interno ha ordinato una stretta sui permessi e congedi per i poliziotti per il periodo che va dall'1 al 6 ottobre".

L'attenzione è rivolta al grande corteo per Gaza in programma a Roma sabato prossimo (4 ottobre) e ai possibili scioperi con minacce di "bloccare tutto" annunciati dal Sindacati di base e persino dalla CGIL. Le indicazioni sono quelle di innalzare al massimo lo sforzo infoinvestigativo per prevenire disordini, spingere al massimo il dialogo con gli organizzatori per isolare i gruppi violenti, presidiare i luoghi più a rischio, a cominciare da quelli israeliani ed ebraici.

Anche noi pacifisti della componente nonviolenta dobbiamo fare la nostra parte per evitare che la "causa palestinese" si trasformi in scomposti assalti di piazza, di stazioni ferroviarie, di aeroporti: lo sfogatoio alla Pope Gapon - ci riferiamo alla rivoluzione russa del 1905 - può portare a bruciare la possibilità di una vera - e da noi auspicata - rivoluzione popolare, per la quale forse stanno maturando le condizioni.  Se si prende come motore d'avviamento la risposta al tentativo in atto, a livello europeo ed italiano, di trasformare il welfare in warfare. 

GLOBAL SUMUD FLOTTILLA: LE AMBIGUITA' DI UNA INIZIATIVA NONVIOLENTA NEL DISTINGUERE OBIETTIVO POLITICO E OBIETTIVO UMANITARIO.

E LA NECESSITA' DI NON FARSI INTRAPPOLARE, SULL'ONDA DI UNA MOBILITAZIONE DA "EQUIPAGGIO DI TERRA", NELLA SPIRALE LOTTA REPRESSIONE.

La Global Sumud Flotilla si presenta come una missione civile e nonviolenta con il duplice scopo di consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e di contestare il blocco navale imposto da Israele, che gli organizzatori e alcuni esperti di diritto internazionale considerano illegittimo. Il nome stesso, "Sumud," richiama il concetto arabo di "ferma perseveranza" o "resistenza non armata" palestinese.

La missione ha quindi una natura dichiaratamente umanitaria e politica (denuncia del blocco israeliano). Tuttavia, il suo operato è oggetto di diverse controversie e critiche:

  • Critica all'approccio: alcuni osservatori interni al movimento pacifista mettono in discussione la strategia adottata, sollevando dubbi sul fatto che l'azione sia una nonviolenza tattica (mirata all'obiettivo immediato) piuttosto che un approccio fondato su una nonviolenza strategica e valoriale (orientata alla trasformazione delle relazioni e al dialogo tra le parti in conflitto).

  • Accuse di legami con Hamas: le autorità israeliane hanno esplicitamente avanzato l'accusa che la Flottiglia abbia legami o riceva supporto da Hamas. Gli organizzatori respingono tali accuse, ma il dibattito evidenzia la difficoltà, per iniziative dirette a Gaza, di evitare il rischio di essere percepite come schierate. Mantenere una posizione equilibrata richiede di non scartare completamente i timori espressi da Israele, pur riconoscendo la buona fede e le intenzioni spontanee del nucleo promotore della Flottilla.

Critiche interne e preoccupazioni sulla mobilitazione

All'interno dell'attivismo pacifista, gruppi come i "Disarmisti Esigenti" esprimono riserve sull'iniziativa, scegliendo di non aderire come "equipaggio di Terra" a causa di preoccupazioni sulla direzione della mobilitazione di massa:

  • Distrazione dalla crisi maggiore: il timore è che l'eccessiva attenzione mediatica sulla Flottiglia distolga l'opinione pubblica da altre gravi questioni globali, come il rischio di escalation nel conflitto Ucraina-NATO e le politiche di riarmo e "economia di guerra" in Italia e in Europa.

  • Rischio di scontri di piazza: si paventa la possibilità che la retorica radicale del "bloccare tutto", utilizzata per scioperi e manifestazioni, possa essere strumentalizzata da frange estremiste minoritarie, portando a pratiche di vandalismo e a scontri violenti con le forze di polizia.

  • Strumentalizzazione politica: viene inoltre evidenziato il rischio che l'alta sensibilità dell'opinione pubblica italiana sul tema pacifista possa essere oggetto di strumentalizzazione da parte di forze politiche al fine di rafforzare coalizioni e competere per il consenso elettorale.

Una linea di condotta per sfuggire alla "spirale lotta-repressione"

Sviluppare una linea di condotta che sfugga alla "spirale lotta-repressione" richiede di superare l'approccio reattivo e di confrontarsi con le istituzioni con un potere di pressione strutturale, non solo simbolico. L'obiettivo non è massimizzare lo scontro (lotta) per subire la risposta statale (repressione), ma massimizzare l'impatto etico e politico minimizzando i rischi legali e di sicurezza.

Ecco, di seguito, considerazioni e proposte per approfondire come l'istanza dei "Disarmisti Esigenti" e le critiche alla mobilitazione intorno alla Flottilla possono essere trasformate in una strategia per eludere questa spirale lotta-repressione che può distruggere il movimento per la pace.

Alcuni suggerimenti da approfondire (ed è bene che non facciate come vi pare!) 

1) Nei cortei di questa settimana calda pro Fottilla si partecipa essenzialmente per volantinare. Dobbiamo insistere sulla obiezione alla guerra Russia-NATO che si va preparando. I conflitti più piccoli (sono in corso una 60ina di guerre) sono micce che vanno spente per evitare la deflagrazione globale. Quando, in questi cortei, si arriva alla meta ufficiale non si sosta più di tanto per evitare di essere coinvolti in incidenti.

2) Non ci si aggrega agli spostamenti per bloccare strade o stazioni ferroviarie "per Gaza e per la Flottilla". 

3) Non si partecipa in modo atomatico a manifestazioni per "liberare i compagni arrestati". Non è nostro obbligo mostrare solidarietà ai violenti con la scusa che "è il potere il vero violento, genocida e oppressore". Si prendono sempre chiaramente e pubblicamente le distanze dalle azioni teppistiche, che per la gente comune non vengono vissute affatto come "pinzellacchere".

Tenteremo di scrivere ai sindacati di base perché si assumano la responsabilità di continuare la mobilitazione popolare, che sono riusciti a catalizzare e mettere in campo il 22 settembre, magari all'insegna dello slogan: "Sblocchiamo tutto" (dal punto di vista dei bisogni sociali) e non invece "Blocchiamo tutto" (in rapporto alle violazioni di "zone rosse marittime").

Il punto, secondo noi non è attaccarsi alla repressione della Flottilla, ormai scontata, e si spera moderata e incruenta, vista la scelta da parte dei naviganti più o meno nonviolenti di forzare il blocco, ma di fare partire una stagione di lotte, contro le politiche governative e UE, capaci di vertenzialità concreta per aumentare e non diminuire la spesa sociale, valorizzare e non sminuire i beni comuni e pubblici, che si traduce in reddito sociale, favorire e non abbandonare la conversione ecologica.

La mobilitazione permanente cui dovremmo pensare dovrebbe focalizzarsi sul rifiuto del warfare che sarà sancito dalla prossima legge di bilancio, a partire dalla chiara opposizione a vincoli come il 5% del PIL per le spese militari deciso dalla NATO e i piani della Von der Leyen (la maggioranza al Parlamento europeo è popolare, socialista, liberare e verde, non dimentichiamolo!).

 Sulla delineazione di una alternativa va costruita una "convergenza" concreta dei movimenti non satellizzati rispetto alle false contrapposizioni della politica politicante.

Suggeriamo, quale strumento di lotta, in aggiunta agli scioperi, un presidio permanente sotto i palazzi del Potere (una "acampada" con assemblea permanente) che raduni e organizzi questa "convergenza sociale"in occasione, appunto, della discussione e approvazione parlamentare della Legge di Bilancio.

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Vediamoli ora più in dettaglio questi principi di disciplina strategica che vi proponiamo di adottare (il focalizzarsi sull'obiezione alla guerra Russia-NATO, il rifiuto dei blocchi e il distanziamento dalla violenza), base per un movimento efficace che non si auto-delegittima. L'obiettivo è trasformare l'astensione da tattiche violente o di scontro in azioni nonviolente ad alto impatto morale e comunicativo.

1. Approfondimento sull'obiezione di coscienza e la presenza educativa (Rif. Punto 1)

L'insistenza sull'obiezione alla guerra NATO-Russia è cruciale per dimostrare la vostra coerenza pacifista radicata in un impegno di lunga durata.

A. Rafforzamento del Messaggio (Flyering):

  • Ponte Ideologico: Il volantino non deve contenere due messaggi separati, ma uno unificato. Sviluppate uno slogan che colleghi le due cause sotto il cappello dell'opposizione a tutte le alleanze militari e a tutti gli interventi esterni.

    • Esempio: "Ogni guerra è un fallimento morale. Non alla repressione in [territorio], Non all'escalation in [teatro NATO-Russia]. La pace è indivisibile."

  • Materiale educativo e non solo politico: Oltre allo slogan, il volantino deve offrire un contatto costruttivo: un QR code o un link a un Manifesto della Nonviolenza attiva che spieghi la vostra scelta tattica e ideologica. Questo educa il passante medio sulla differenza tra protesta violenta e resistenza civile.

B. Uso strategico della sosta breve:

  • Azione simbolica disciplinata: Invece di una sosta disorganizzata, usate il breve tempo alla meta ufficiale per un atto simbolico altamente visibile e non-confrontazionale. Esempi:

    • Vigilanza silenziosa: mantenere 5-10 minuti di assoluto silenzio in formazione disciplinata, con cartelli che riportano solo frasi di pace (senza attacchi diretti o accuse). Il silenzio disarma la tentazione di scontro e attira l'attenzione della stampa per la sua anomalia.

    • Lettura pubblica (senza megafoni): un oratore legge ad alta voce (ma non urlando) un breve testo etico o un appello a una soluzione diplomatica. La forza è nel contenuto, non nel volume.

2. Strategie alternative alla disobbedienza di blocco (Rif. Punto 2)

Il rifiuto di bloccare, in questo momento, infrastrutture (strade, stazioni) è fondamentale per non alienare l'opinione pubblica e non offrire un facile pretesto alla repressione. L'alternativa è la disobbedienza civile creativa e legale.

  • Presidi istituzionali disciplinati: organizzare presidi mirati e legali davanti a sedi istituzionali chiave (es. Ministeri, Prefetture, Ambasciate/Consolati) in orari lavorativi, con un focus sul dialogo e la documentazione. Il presidio deve essere una piattaforma per consegnare lettere aperte, non per barricarsi.

  • "Muro di testimonianze": sviluppare una campagna che coinvolga il pubblico nella creazione di un "Muro di testimonianze" in uno spazio pubblico concesso o legale (es. una piazza). Chiedere alle persone di scrivere pensieri di pace su biglietti o post-it, creando un monumento visivo e partecipativo alla nonviolenza. Questo è un catalizzatore di solidarietà, non di rabbia.

  • Azione digitale coordinata: Nei giorni della crisi, saturare i canali ufficiali (media, politici) con messaggi standardizzati e nonviolenti. L'obiettivo è dimostrare una presenza massiva e organizzata a livello comunicativo piuttosto che fisico.

3. Articolazione positiva e distanziamento proattivo (Rif. Punto 3)

Non basta evitare la violenza; bisogna incarnare pubblicamente la nonviolenza come strategia superiore.

  • Definizione proattiva della nonviolenza: Assumere un linguaggio che elevi la nonviolenza. Sostituite espressioni come "non siamo violenti" con "Siamo resistenza civile creativa" o "Siamo azione nonviolenta radicale". Questo stabilisce la nonviolenza come una scelta attiva e potente, non come una debolezza o un'assenza di azione.

  • Protocollo di reazione all'imprevisto: Se si verificano azioni teppistiche durante una manifestazione (anche se non organizzate dal vostro gruppo), il vostro blocco deve avere un protocollo di risposta immediata:

    1. Immediato ritiro fisico: il gruppo nonviolento si allontana immediatamente e in modo visibile dalla zona di scontro.

    2. Dichiarazione istantanea: nominare un portavoce che possa immediatamente contattare la stampa presente per condannare l'azione specifica (non l'individuo) e ribadire che tale tattica è controproducente e contraria ai vostri principi.

  • Supporto umanitario, non politico, agli arrestati: se si vuole mostrare compassione per gli arrestati, limitare il supporto all'ambito legale e umanitario (es. raccogliere fondi per spese processuali o cauzioni, indipendentemente dalla loro affiliazione). Rifiutare sempre la partecipazione a manifestazioni il cui slogan principale sia "liberare i violenti". La solidarietà non deve mai implicare la legittimazione della violenza fisica o della distruzione di proprietà.

L'efficacia del pacifismo nonviolento si misura nella sua capacità di mantenere la disciplina anche sotto provocazione e di non cedere alla facile e inefficace logica della lotta fisica.


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