Giovedì bianchi e obiezioni
https://obiezioneallaguerra.webnode.it/l/giovedi-bianchi-e-obiezioni/
Cos'è il "Giovedì Bianco" di Pressenza e perché va integrato/superato
(Si ricorda l'incontro online di domenica 7 giugno, dalle 17 alle 20, focalizzato sulla Magnifica Humanitas di Papa Leone: partendo dall'enciclica rifletteremo sulle conclusioni della revisione del TNP, sulla preparazione del TPNW a novembre; e sulle nuove forme di obiezione di coscienza — INCLUSE quelle algoretiche, che riguardano la responsabilità morale e pratica nell'uso delle tecnologie.
Entra nella riunione in Zoom organizzata dai Disarmisti esigenti (per domenica 7 giugno, dalle ore 17:00 alle ore 20:00)https://us06web.zoom.us/j/89229575480?pwd=WdG6I0bObO9jDLRsNPaeDu3sOPfyOX.1 )
Il Giovedì Bianco è una proposta dell'agenzia PRESSENZA per uno sciopero bianco diffuso contro la guerra (si veda articolo sotto riportato). Non si tratta di indossare un colore, ma di attivare una pratica: applicare in modo pignolo le regole produttive così da rallentare o bloccare la produzione stessa.
L'obiettivo è trasformare ogni giovedì in un momento in cui convergono tutte le possibili modalità di resistenza, senza una direzione centralizzata: dal boicottaggio al rallentamento burocratico, dall'obiezione fiscale alle pratiche di cura. Un'azione volutamente acefala e plurale per togliere alla guerra la normalità produttiva di cui ha bisogno.
Come superare la proposta, volutamente connotata da genericità, in modo dialogico e costruttivo
1. Riconoscere la forza dell'intuizione
L'idea di usare lo sciopero bianco come grammatica della pace è potente. Sposta il conflitto dal campo militare al campo della quotidianità produttiva. Il messaggio è chiaro: la guerra si fa anche con il nostro consenso operativo; togliere quel consenso è già disarmo.
2. I tre nodi critici (domande, non sentenze)
Frammentazione e Leggibilità (rischio: dispersione + effetto "rumore di fondo" assorbito dal potere)
"Se ogni giovedì ognuno fa resistenza a modo suo, come evitiamo che il messaggio diventi illeggibile all'esterno? Che racconto comune diamo a chi ci guarda e non è ancora convinto?"
Sostenibilità nel tempo (rischio: ritualizzazione + repressione selettiva sui più esposti)
"Lo sciopero bianco funziona perché crea un danno economico immediato. Ma se fatto ogni giovedì, i datori di lavoro si riorganizzano. Dopo quanto tempo rischia di diventare un rituale innocuo? Che soglia di conflitto siamo disposti a reggere quando arriveranno le sanzioni?"
Accesso diseguale (rischio: elitarismo della resistenza)
"Chi può permettersi di rallentare pignolescamente il lavoro? Un dipendente pubblico forse sì, una precaria delle pulizie o un rider no. Come evitiamo che il Giovedì Bianco diventi una pratica esclusiva di chi ha già delle tutele, scaricando i costi su chi non ne ha?"
3. Tre proposte per unire pluralità e leggibilità
La critica costruttiva non chiede una piattaforma unica e rigida, ma un minimo comune leggibile.
Il "perché" settimanale: mantenere la pluralità dei mezzi, ma convergere periodicamente (ogni mese?) su una domanda comune (es. "Questo giovedì rallentiamo per chiedere al governo di firmare il TPNW"). In questo modo il gesto resta diffuso, ma il messaggio diventa decifrabile.
La mappa dei rischi: creare uno spazio in cui chi aderisce può dichiarare il proprio livello di esposizione. Serve a proteggere i più vulnerabili e a distribuire il conflitto: chi non può rallentare il lavoro fa obiezione algoretica, chi non può fare obiezione fiscale si dedica alle pratiche di cura.
La verifica di efficacia: applicare quella che Edgar Morin definirebbe l'"ecologia dell'azione". Ogni mese è necessario chiedersi: "Il nostro Giovedì Bianco sta inceppando la guerra o sta solo inceppando noi?" Se la risposta è la seconda, cambiare tattica non significa tradire, ma abitare la complessità.
4. Il linguaggio della "Terrestrità" per ricucire
Se la posta in gioco è la "Terra-Patria/Matria", allora il Giovedì Bianco non può limitarsi alla sottrazione: deve anche generare. Rallento la produzione di guerra, ma accelero cosa? Se il giovedì blocco una procedura, il venerdì quale spazio di vita comune ho aperto? È così che si lega la critica alla nonviolenza poietica: non solo disfare, ma fare.
Esempio di intervento in assemblea (tra attivisti di Pressenza)
"Il Giovedì Bianco mi convince perché sposta il corpo sul terreno della complicità. Mi preoccupa però l'assenza di un racconto che tenga insieme il tutto. Se ognuno fa resistenza per conto suo, il potere ringrazia: è molto più facile reprimere mille gesti isolati che uno solo condiviso.
Che ne dite se teniamo la pluralità delle pratiche ma ci diamo una 'domanda-madre' al mese? Così restiamo acefali nei mezzi, ma non muti nei fini. La complessità non è caos: è un ordine ricco."
In questa prospettiva, possiamo riassumere così il nodo emerso: la forza del Giovedì Bianco sta nel togliere normalità alla guerra, incrinando quella continuità produttiva che la sostiene. La sua debolezza, però, è il rischio di sottrarre normalità anche a chi resiste, soprattutto quando le pratiche diventano troppo onerose o diseguali. È esattamente qui che la critica dialogica che noi avanziamo mostra la sua utilità: non per frenare l'azione, ma per tenere insieme radicalità e cura, efficacia e sostenibilità.
E c'è un ultimo punto che non possiamo eludere. Accanto alle forme di resistenza che si attivano "durante", esiste un'azione preventiva che possiamo e dobbiamo esercitare in tempo di relativa pace: l'obiezione di coscienza. La diserzione – oggi spesso evocata come slogan – è un atto che interviene a posteriori, quando il coinvolgimento bellico è già in atto e non si è riusciti a impedirlo. L'obiezione, al contrario, è uno strumento giuridico e politico che ha già prodotto risultati concreti: il servizio civile, e con esso la necessità – ancora inevasa – di una sua gestione orientata al transarmo, cioè alla trasformazione nonviolenta delle funzioni di difesa.
1. La tesi: l'obiezione è tempo di pace, la diserzione è tempo di guerra
Per comprendere a fondo la portata e i rischi della proposta di Pressenza, dobbiamo prima fare chiarezza su due concetti fondamentali:
La diserzione: è un atto individuale, tecnico e a posteriori. Si compie quando la macchina bellica è già partita e pretende il controllo del tuo corpo. Pur essendo una scelta eroica, arriva inevitabilmente tardi: ti sottrae al conflitto, ma non impedisce la guerra.
L'obiezione: è un atto preventivo, politico e giuridico. Si pratica in un tempo di "relativa pace" per togliere legittimità e manodopera alla guerra prima ancora che scoppi. Oggi l'obiezione si esprime in forme allargate: obiezione alle spese militari, al lavoro nell'industria bellica, all'Intelligenza Artificiale weaponizzata o agli algoritmi di targeting.
Il nodo critico per Pressenza: se il Giovedì Bianco rimane solo un sabotaggio diffuso e privo di direzione, rischia di scivolare in una sorta di diserzione simbolica (metaforica) di massa. Ti sottrai al sistema, certo, ma non costruisci alcuna alternativa istituzionale.
2. La lezione del servizio civile: vincere un diritto è difficile, gestirlo lo è di più
La storia del movimento pacifista italiano ci offre una lezione fondamentale. Con la storica vittoria dell'obiezione di coscienza al servizio militare (Legge 772/1972) abbiamo conquistato il servizio civile. Una vittoria giuridica e sociale enorme, che però ha mostrato i suoi limiti nella gestione successiva.
La mancata transizione verso il "transarmo": nel corso degli anni, il servizio civile è stato spesso ridotto a un parcheggio per giovani o a un ammortizzatore sociale per tappare i buchi del welfare aziendale e statale. Non è mai stato convertito in un'infrastruttura di pace strutturata.
Che cos'è il Transarmo: non significa semplicemente passare dalle armi al "non-armato", ma riconvertire radicalmente filiere produttive, competenze, bilanci e immaginario collettivo. Significa smettere di produrre caccia F-35 a Cameri per iniziare a produrre case, cure, bonifiche e IA applicata alla pace.
Il servizio civile doveva essere la scuola di questo transarmo, ma non lo è stato. Per questo motivo, anche l'obiezione algoretica (l'etica applicata agli algoritmi) non è sufficiente se rimane un gesto isolato del singolo programmatore o lavoratore: deve tradursi nella richiesta di leggi, fondi e istituzioni dedicate alla riconversione.
3. Critica costruttiva e proposta per il "Giovedì Bianco"
Alla luce di questa memoria storica, possiamo avanzare una critica costruttiva alla proposta di Pressenza:
Il Giovedì Bianco, inteso come puro sciopero bianco diffuso, rischia di essere una "diserzione anticipata": un gesto utile, ma che ragiona ancora con una logica a posteriori. Oggi siamo ancora nel tempo in cui l'obiezione può e deve pretendere nuovi diritti.
Pertanto, ogni giovedì non possiamo limitarci a inceppare il sistema; dobbiamo anche depositare un'alternativa. La proposta è che il Giovedì Bianco si muova su due gambe:
La gamba della sottrazione: rallentare e inceppare concretamente la filiera della guerra.
La gamba della costruzione: finanziare o praticare attivamente un'ora di transarmo.
Esempi pratici: firmare per la riconversione civile di una fabbrica d'armi del territorio, fare formazione interna sull'uso nonviolento delle tecnologie, o sostenere progetti di servizio civile in aree conflittuali. Se non definiamo cosa costruire al posto della produzione bellica, tra dieci anni ci ritroveremo solo con le macerie dei processi produttivi e nessun istituto di pace all'orizzonte.
4. Edgar Morin e l'orizzonte della Terrestrità
Parafrasando il pensiero di Edgar Morin, potremmo dire che la diserzione è l'azione dell'Homo demens che giustamente fugge la follia distruttiva, mentre l'obiezione è l'atto dell'Homo complexus che progetta e tesse l'alternativa. La "Terrestrità" – la consapevolezza di una cittadinanza planetaria legata al destino della Terra-Patria – non può nascere dal deserto lasciato dalla diserzione, ma solo dal giardino piantato e curato dall'obiezione.
Pillole per l'intervento del 7 Giugno (incontro online dei Disarmisti esigenti sulla "Magnifica Humanitas")
Tre concetti chiave, netti e incisivi, pronti per essere spesi in assemblea:
"La diserzione prova a salvare il singolo. L'obiezione salva la specie. Siamo ancora in tempo per scegliere la seconda."
"Il servizio civile ci ha insegnato che vincere un diritto senza gestirne l'infrastruttura politica significa preparare la sconfitta successiva. Non ripetiamo lo stesso errore con il Giovedì Bianco."
"Transarmo significa questo: ogni ora tolta alla guerra deve diventare un'ora donata alla Terra. Altrimenti lo sciopero bianco rimane solo uno sciopero, e noi abbiamo bisogno di una rivoluzione."

Che cos’è il Giovedì Bianco?

31.05.26 - Maria Elisabetta Pini - Redazione Italia Pressenza
Siamo in tanti. Siamo attivi, presenti, determinati a trovare una via verso un mondo più giusto, eppure ogni giorno sentiamo di scivolare nella direzione opposta. Guerra, genocidio, smantellamento dello stato sociale, erosione dei diritti civili, repressione, fascismo. Una deriva che sembra impossibile frenare.
Il Giovedì Bianco nasce l'11 maggio da questo senso di impossibilità — e da una lezione del professor Barbero sulla fine dell'occupazione nazista di Roma. Durante l'occupazione, forze antifasciste profondamente diverse si unirono per resistere (Comitato di Liberazione Nazionale): comunisti e democristiani, socialisti, azionisti, liberali, repubblicani, persino i monarchici, gli ufficiali del regio esercito. Collaborazioni difficili, inaspettate, ma necessarie a vincere fascismo e occupazione.
Hanno potuto farlo perché avevano un obiettivo comune, ma non solo. Barbero racconta anche di chi non faceva parte del CLN e agiva comunque, individualmente, nel silenzio: il cameriere, il portinaio, chiunque usasse il proprio ruolo per ostacolare l'occupante. Il risultato fu che Roma divenne la capitale più ostile ai tedeschi — quella che "non li lasciava mai tranquilli, né di giorno né di notte." [1] Una città che, mentre gli alleati erano bloccati ad Anzio, vide scrivere sui muri di Trastevere: "Americani resistete, verremo noi a liberarvi."
Questa lezione ci porta un esempio limpido: quando l'obiettivo è abbastanza importante, è possibile superare le differenze e collaborare. Ma ci mostra anche che ogni persona può usare il proprio ruolo, il proprio potere, per influire sulla realtà.
Il Giovedì Bianco nasce da questa idea, e nasce davvero dal basso. Da persone attive per la Palestina che, soprattutto dall'ottobre del 2023, hanno costruito costanti momenti di incontro, elaborazione e protesta. Dopo anni di manifestazioni, scioperi, conferenze, flashmob, resistenza civile, emerge una consapevolezza: serve unire le forze su obiettivi semplici, chiari, largamente condivisi e urgenti.
Sulla base di questa consapevolezza il Giovedì Bianco si pone cinque obiettivi:
- Uscire dal riarmo, negare ogni collaborazione con le attuali guerre e non attivare la leva obbligatoria
- Tagliare ogni relazione con Israele
- Spostare risorse da riarmo a + personale medico e + personale scolastico
- Garantire libertà di parola, espressione, sciopero, manifestazione e stampa anche a scuola e sul lavoro
- Ritornare al rispetto della Costituzione e dei suoi princìpi fondamentali
Eppure, anche con obiettivi comuni, agire insieme rimane difficile. Visioni diverse, ideologie diverse, metodi non condivisi ci spingono a marcare le differenze invece di cercare cosa abbiamo in comune.
E se non fosse necessario mettersi d'accordo?
Il 14 maggio scorso abbiamo fatto il primo Giovedì Bianco: a Cagliari, Milano, Napoli, Torino, Bologna e in altre città, gruppi e singoli — artisti, attivisti, lavoratori, insegnanti — hanno aderito in modi diversi. Alcuni docenti sono scesi in cortile per ascoltare gli studenti su guerra e Costituzione; dal Presidio di Cagliari è partita un'azione lenta nelle strade; altri hanno scelto di rallentare i propri ritmi lavorativi; diversi artisti hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche.
Cagliari
Cosa accadrebbe se molte più persone, progressivamente, ogni giovedì, decidessero semplicemente di andare in una direzione diversa? Senza coordinamento, senza accordi formali — ognuna usando il potere che ha, per rallentare, ostacolare, resistere.
Non uno sciopero. Una resistenza diffusa. Azioni intime, solitarie, delle quali non devi dare conto a nessuno. Oppure collettive, pubbliche, visibili. Come vuoi, come puoi.
Intorno a noi ci sono troppe ingiustizie e troppe persone che non riescono a reagire. Spesso non è per egoismo o indifferenza. C'è un meccanismo di difesa naturale, un bias cognitivo: quando la realtà fa troppa paura, quando crea ansia o dolore, quando non si vede una via d'uscita concreta, ci si ritira nella quotidianità. È umano.
Per uscirne, bisogna cominciare a reagire — sapendo che ogni reazione, anche la più intima, diventa preziosa quando si moltiplica tra persone diverse.
Nella pratica si tratta di agire insieme ogni giovedì. Manifestare, interrompere, disturbare, rallentare, tutti i giovedì ad oltranza… ognuno come si sente e come può.
Anche rispettando scrupolosamente le regole — tutte le regole, anche quelle che di solito si sorvolano, sul lavoro, ma anche in posta o negli uffici pubblici. Per lasciare che sia il sistema a mettere in crisi se stesso.
Nessun atto di violenza contro le persone può far parte di questo progetto, ma ne fanno parte tutte quelle azioni che ostacolano il sistema con l'obiettivo di mettere il governo di fronte a richieste chiare, esplicite, ineludibili.
Questo governo, qualsiasi governo, che ci opprime, che promuove le guerre e la repressione, che si allea con Israele contro la nostra volontà, deve essere messo di fronte a richieste chiare, esplicite e ineludibili; azioni diverse ma riconoscibili perché fatte di giovedì. Azioni che con il tempo possono diventare pesanti: uffici che rallentano, procedure che si intasano, trasporti che accumulano ritardi, manifestazioni che convergono, l'espressione di una volontà popolare unitaria espressa in mille modi diversi.
Immaginate in un contesto repressivo, avere uno strumento per unirsi e fare pressione, farci sentire, tutti insieme verso un obiettivo condiviso, senza doversi accordare, senza doversi organizzare.
Per un sistema repressivo, cosa c'è di peggio di mille azioni diverse, non coordinate, imprevedibili, decentralizzate — e magari perfettamente legali?
Ma questo strumento va costruito adesso che possiamo ancora parlare e organizzarci. Il governo proprio questi giorni rinuncia, per ora, a gran parte del prestito UE per il riarmo, proprio perché questi cinque obiettivi sono già più condivisi di quanto sembri — e questo li rende forti.
Ma per diventare davvero determinanti hanno bisogno di essere diffusi. Il Giovedì Bianco è solo uno strumento che ha bisogno di essere usato, discusso, passato di mano. Poi ognuno potrà decidere se e come agire: non esiste una modalità corretta, esiste quella possibile per ciascuno. È così che le cose possono davvero cambiare.
Per saperne di più: giovedibianco.it
- [1] Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5° armata americana, che il 4 giugno entrò a Roma, dichiarò: "Per i miei uomini – bloccati ad Anzio ndr – era importantissimo sapere che, alle spalle dei tedeschi, i partigiani erano attivi e non li lasciavano mai tranquilli né di giorno, né di notte".