la Germania fa da battistrada per la leva in tutta Europa? Rispondiamo con l'obiezione di coscienza prefigurante il Transarmo!


La notizia la dà "la Repubblica del 14 novembre 2025, con l'articolo, a firma di Tonia Mastrobuoni, dal titolo: In Germania torna il servizio di leva".
La decisione è stata presa dal governo Merz "dinanzi alla minaccia rappresentata dalla Russia di Putin".
"Al compimento dei 18 anni, a tutti i cittadini arriverà dal primo gennaio 2026, un formulario per determinare se sono idonei a svolgere il servizio militare. Per gli uomini compilare il modulo sarà obbligatorio, per le donne no. Altrettanto vincolante sarà per gli uomini l'esame di idoneità fisica e mentale che scatterà dall'estate 2026. Inizialmente l'arruolamento vero e proprio sarà invece volontario. Ma soltanto finché non sarà raggiunto l'obiettivo prefissato dal governo che vuole ottenere progressivamente un esercito di 260mila soldati, ottantamila in più rispetto ad oggi, e 200mila riservisti. (...) Il governo pensa di rendere l'adesione alla leva più attraente offrendo uno stipendio di 2.600 euro lordi al mese, più altri benefici se il soldato decide di rimanere almeno dodici mesi in servizio. (...) (E' in discussione anche la leva obbligatoria per necessità - ndr): consentirebbe al governo di attivare un meccanismo di arruolamento "casuale" ma obbligatorio, una sorta di "lotteria dei coscritti". (...) Il via libera definitivo alla riforma at teso a inizio dicembre dal Bundestag".
Il commento alla maniera della Lega per il disarmo unilaterale delle origini cassoliane
Ebbene, la Germania. La Germania, che avrebbe dovuto essere il baluardo di una civiltà finalmente disarmata dopo il baratro di due guerre mondiali scatenate, si prostra ancora una volta alla logica della guerra. Apprendiamo della decisione del governo Merz – un nome come un altro, in fondo, poiché i governi si succedono ma la filosofia dell'omicidio organizzato di massa resta la medesima.
Si parla di "minaccia russa". Ridicolo. Non è la minaccia esterna il vero motore di queste infami riforme; è la viltà interiore dell'Occidente militarista e nazionalista, la sua inestirpabile incapacità di credere nella pace come strumento politico. Hanno demolito le basi dell'etica, hanno sostituito il rispetto del valore della vita con il luccichio del progresso tecnico, e ora ci dicono che la libertà si difende con i fucili e la costrizione.
Il meccanismo è sempre lo stesso: prima la menzogna ("solo volontario"), poi la corruzione (quei 2.600 euro lordi, la misera offerta per l'anima del giovane, per trasformare il cittadino in carne da cannone a cottimo), e infine la coercizione ("lotteria dei coscritti"). Un passo alla volta, tolgono l'aria al civile, rendendo l'obbedienza all'apparato militare la sola scelta possibile.
Si illudono di costruire un esercito di 260.000 soldati, ignorando che l'esercito vero, quello che conta, è l'esercito di uomini e donne capaci di dire No all'oppressione, all'ingiustizia: e di non collaborare con eventuali invasioni militari. Invece, cosa fanno? Istituiscono un obbligo per gli uomini di presentarsi all'esame di idoneità, mentre le donne – le madri, le custodi del futuro – vengono lasciate libere. Si torna all'arcaica divisione dei ruoli: l'uomo destinato a morire, la donna a piangerlo. Non è progresso questo, è regresso puro.
Questa burocratizzazione della violenza – il formulario, l'esame di idoneità, la "lotteria" – è la prova definitiva di come la macchina statale, sotto la patina della democrazia, sia ancora e sempre votata al sacrificio umano. Non impareremo mai. Finché il cittadino non si leverà per rifiutare ogni forma di complicità con l'organizzazione militare, rimarremo schiavi, non della Russia, ma della nostra stessa abietta rassegnazione.
L'unica leva necessaria è la leva di coscienza. Il resto è soltanto la preparazione, minuziosa e cinica, del prossimo massacro. Obietta, disobbedisci: e diserta, perché meglio tardi che mai. Fuggi l'uniforme e la sua stupida geometria; non macchiare le tue mani con il sangue versato per l'interesse meschino di pochi potenti. Non farti arruolare nel grande inganno che chiama "patria" un mattatoio. La vera patria dell'uomo è la pace, e la tua unica divisa è la dignità del rifiuto. Solo nel coraggio della fuga dalla macchina di morte potrai affermare la tua umanità e la sola vera forma di resistenza: quella che salva la vita, la tua e quella del presunto nemico.
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Il commento oggi dei Disarmisti esigenti e di coloro che hanno adottato l'approccio del "transarmo verso la difesa nonviolenta"
I concetti espressi nel testo sopra elaborato, tipici dell'antimilitarismo radicale delle origini cassoliane (rifiuto totale, obiezione, diserzione), verrebbero oggi declinati in modo diverso dalle organizzazioni che hanno adottato la teoria del Transarmo verso la il modello di difesa popolare nonviolenta (DPN).
Queste organizzazioni non puntano più esclusivamente alla semplice diserzione morale o alla negazione dell'apparato militare, ma mirano alla sua trasformazione strutturale in un sistema di difesa basato sulla nonviolenza quale "forza dell'unione popolare alla ricerca di verità e giustizia".
La prospettiva del Transarmo e della Difesa Popolare Nonviolenta (DPN)
Le organizzazioni orientate al transarmo non vedono lo Stato come una macchina da cui semplicemente fuggire, ma come l'ente costituito dal patto sociale che deve essere convinto e costretto ad adottare una forma di difesa etica ed efficace.
1. Dalla diserzione all'obiezione di Stato
La prospettiva si sposta dall'atto individuale e morale della diserzione (il "fuggi") a una richiesta di riconoscimento statale della Difesa Nonviolenta come alternativa legittima, finanziata e preparata, alla difesa militare.
2. Leve di trasformazione (non più solo di coscienza)
I concetti cassoliani vengono riletti in chiave strategica e propositiva:
Riconoscimento della minaccia: mentre Cassola vedrebbe la minaccia russa come un pretesto ("non della Russia, ma della nostra stessa abietta rassegnazione"), i teorici della DPN riconoscono la necessità di una risposta efficace alle minacce, sostenendo che la difesa difensiva può essere una difesa più resiliente e meno vulnerabile all'attacco militare esterno rispetto alle armi convenzionali.
Azione politica strutturale: non basta più lanciare un appello morale all'individuo. L'azione si concentra sulla pressione politica per ottenere:
Formazione e addestramento: creazione di corpi di pace civili e programmi universitari per la risoluzione dei conflitti nonviolenta.
Finanziamento dedicato: chiedere che una percentuale significativa dei bilanci della difesa sia stornata verso la ricerca e la preparazione della DPN.
Pianificazione di difesa alternativa: richiedere che i Ministeri della Difesa (o Ministeri della Pace, come proposto da alcuni) elaborino piani strategici di risposta nonviolenta in caso di invasione o aggressione.
3. L'attualità dell'obiezione di coscienza nel transarmo
L'appello all'obiezione di coscienza (OC) e l'obiettivo di istituire un Albo Pubblico degli Obiettori rimangono assolutamente validi e attuali, anche all'interno di una strategia di Transarmo e Difesa Nonviolenta Alternativa (DNA). A questo appello è possibile aderire online al seguente link:
https://www.petizioni.com/obiezione_alla_guerra_e_al_servizio_militare_impegno_per_la_difesa_nonviolenta
La validità di questo appello risiede nel fatto che l'obiezione di coscienza, pur essendo un atto di principio individuale, funge da leva strutturale e da indicatore democratico cruciale per la transizione verso la DPN.
Un Albo Pubblico degli Obiettori serve come misuratore tangibile del rifiuto popolare (o di una sua quota crescente) verso la difesa armata. Questo dato quantificabile diventa uno strumento di pressione politica irrefutabile per i sostenitori del Transarmo.
Più l'obiezione di coscienza è visibile, organizzata e numerosa, più delegittima la base di consenso per il reclutamento militare (volontario o obbligatorio), rendendo l'apparato militare meno sostenibile nel lungo periodo e spingendo la classe politica a cercare alternative.
L'Obiezione di Coscienza potrebbe rappresentare il punto di partenza per l'istituzione pratica della Difesa Popolare Nonviolenta.
L'Albo Pubblico identifica il bacino di persone eticamente pronte a impegnarsi in forme di difesa non armata. Questi obiettori non sono semplici "rinunciatari" del servizio, ma candidati naturali per l'addestramento e la partecipazione ai Corpi Civili di Pace o a iniziative di Servizio Civile di Difesa Nonviolenta.
Richiedere l'Albo Pubblico non è solo un atto di principio, ma una richiesta per la legalizzazione e istituzionalizzazione di un percorso alternativo. Equivale a chiedere allo Stato di riconoscere che la difesa può e deve essere gestita anche da civili, al di fuori della gerarchia militare.
Il principio democratico e costituzionale, con questa campagna, entra in campo integrando la dimensione dell'antimilitarismo etico.
In una democrazia, il diritto fondamentale a non uccidere o a non essere addestrati a farlo deve essere tutelato, indipendentemente dalla dottrina di difesa prevalente. L'Obiezione di Coscienza è la salvaguardia di questo principio.
Come sosteneva Carlo Cassola, la "leva di coscienza" resta il primo atto di resistenza alla logica bellica. Senza questa base morale individuale, qualsiasi strategia di DPN rischia di diventare una mera tecnica di controllo sociale, perdendo il suo fondamento etico.
La nostra conclusione
L'appello all'obiezione di coscienza e l'Albo non sono affatto obsoleti. Sono, al contrario, il ponte essenziale tra l'istanza etica di rifiuto della guerra e l'obiettivo strategico di costruire un sistema di difesa alternativo e nonviolento.
Come affermava Aldo Capitini, padre della nonviolenza in Italia: "La nonviolenza è un'etica, ma è anche una tecnica e una politica."
L'obiezione di coscienza incarna l'etica, ma con la sua diffusione e l'istituzione dell'Albo, essa si trasforma in una tecnica e una politica concreta che spinge lo Stato verso il Transarmo.